Recentemente, ho scritto in un pezzo su una fiction Rai, che il termine stilista fu coniato nei primi anni '70, dall' eccentrica giornalista Anna Piaggi, per descrivere la genialità di una figura della moda, praticamente inesistente, fino all'esordio di Walter Albini. Walter nacque a Busto Arsizio, e studiò moda a Torino. Forse il già incredibile talento, o la sua personalità, convinsero il direttore della scuola, ad iscriverlo in quanto unico ragazzo, in una scuola femminile. Giovanissimo iniziò a collaborare con riviste del settore, raccontando con i suoi schizzi, le sfilate dell'alta moda, sia romane che parigine. Nella villelumiere, ebbe occasione di conoscere, tra gli altri, quella che lo aveva sempre affascinato, e successivamente ispirato, la grande Coco Chanel. Altro incontro felice in quel periodo, fu quello con Krizia, che proprio in quel momento era uno dei nomi nuovi della moda milanese, e non solo. Tra loro ci fu un vero e proprio colpo di fulmine artistico. Per lui la stilista, era la musa perfetta. La figura che inconsapevolmente aveva ispirato la sua moda. Lei a sua volta, fu colpita dall'innegabile talento di lui. Da quell'incontro, nacque una bella collaborazione, parallelamente a quella con diverse aziende. Proprio grazie a queste collaborazioni, possiamo definire Albini, "lo stilista che esce dal l'atelier per entrare in fabbrica". Questo essere poliedrico, fece sì che Walter, potesse proporre le sue creazioni, ovviamente con brand diversi, tutte in un'unica sfilata. I circa 200 capi, nonostante l'apparente differenza tra loro, in realtà erano legate da un filo comune, che era proprio lo stile di Albini. La sfilata fu organizzata in una location milanese. E, nonostante da più di un decennio, la moda pronta, venisse presentata a Firenze, la scelta di Albini, di scegliere Milano, fu un ulteriore felicissima intuizione. La città lombarda era il cuore pulsante dell'industria, e quelli erano anni veramente stimolanti. Non sappiamo perché Walter fece quella scelta, ma consapevolmente o no, è fuori dubbio che questo diede vita ad un primo tentativo, che negli anni diede vita alla fashion week milanese. Leggendo la sua biografia ed il curriculum lavorativo, ne esce una figura decisamente intuitiva e talentuosa. Nonostante ciò la stampa italiana non ne colse immediatamente la genialità, come al contrario fecero i francesi. E mentre l'alta moda italiana, aveva faticosamente conquistato una propria e riconosciuta identità, che non aveva nulla da invidiare alla Francia, il pret a porter nostrano, in alcuni casi si appoggiava ancora a designer francesi. Figure come quelle di Albini e Krizia, e non solo, furono la dimostrazione che eravamo forti non solo nell'alta moda. Con il suo neonato brand, fece la prima sfilata in una location veramente particolare cioè il Caffè Floriana a Venezia. I testimoni dell'epoca, ricordano modelle bellissime in raffinati modelli, dal vago sapore anni '30, epoca da sempre adorata da Albini, e furono applauditissime da uno stuolo di giornaliste. Non poteva mancare a questo punto il debutto nell' alta moda. Nel '75, propose a Roma, una collezione che fu un omaggio a Coco Chanel. Con la sua prematura scomparsa, la mancanza di giusti supporti, anche manageriali, fece sì che la sua fama non arrivò, come avrebbe giustamente meritato. Solo gli addetti ai lavori e gli appassionati di moda, conoscono e ricordano la sua genialità. Recentemente un importante investitore ha acquistato la proprietà intellettuale e l'archivio del brand, con l'obiettivo di rilanciato affidando la direzione artistica ad un altro enfant prodige. Alessandro Michele visionario fautore delle ultime stagioni di Gucci. Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon
Direttore Responsabile
Marina Bertucci
Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini
Credits:
Tony Barattiero | Computer Grafica siti web