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     La moda è nobiltà? La storia di un marchese. 

   La storia di un marchese, un capostipite del Made in Italy. La moda italiana, si può dire, che sia nata nobile. Questo grazie a nomi come Giovanna Caracciolo, Simonetta Visconti, la baronessa Gallotti, Olga di Gresy, la principessa russa     Irene Galitzine e, un nome su tutti, il marchese Emilio Pucci. La famiglia Pucci, è una delle più antiche e prestigiose famiglie nobiliari fiorentine, che fece vivere ad Emilio un'infanzia agiata. La sua indole sportiva e la sua passione per lo     sci, lo portarono, nel 1934, a far parte della squadra olimpica. Fu anche un valido aviatore durante la seconda guerra mondiale, e tutto questo gli conferì, una fama decisamente romantica. Grande amico di Edda Ciano Mussolini, riuscì     a farla arrivare clandestinamente in Svizzera insieme ai figli, e fu custode dei famosi diari del genero del Duce, che stava per essere arrestato. Rientrato in Italia, fu di nuovo assoldato all'esercito italiano, e addirittura arrestato dalla       iben bergstrom blog vintage stories emilie pucci on the roof   Gestapo. A questo punto ci si potrebbe chiedere, come un uomo di nobili origini, e con una vita così movimentata, sia potuto diventare un creatore di moda,   capace di portare ed imporre il suo stile perfino oltreoceano. Potremmo dire che tutto nasce per caso, o quasi. La prestigiosa rivista di moda Harper's Bazaar,   pubblica in copertina la foto di uno sciatore, con un completo da sci assolutamente moderno. Ebbene sì, quello sciatore così glamour, è proprio Emilio Pucci, ed il f   antasioso completo, lo ha disegnato lui stesso. A quei tempi non esisteva un vero e proprio stile sci, e chi riempiva le piste innevate, somigliava più ai taglialegna   americani. Ovviamente lo stile Pucci, con fantasie e colori mai visti prima, divenne di casa nelle più rinomate località sciistiche italiane, e non solo, specialmente   quelle frequentate dal bel mondo. La prima vera collaborazione professionale, avvenne nel 1948, quando un'importante azienda americana di abbigliamento   sportivo, gli commissionò una vera e propria collezione sci. La conquista americana da parte del marchese fiorentino, era appena iniziata. L'anno successivo Pucci è   a Capri con un'amica, per la quale disegna un intero guardaroba, che fa realizzare dagli artigiani dell'isola. Capri all' epoca era un luogo esclusivo, se vogliamo   anche stravagante, ancora lontano da un certo turismo, ma già sicuramente di culto. Sulla scia di quel successo, Pucci aprì la sua boutique proprio a Capri, e poi   Roma, Isola d'Elba e Montecatini. Parallelamente iniziò la collaborazione con alcuni grandi magazzini americani. Diventa così "Emilio of Capri", e l'America i       impazzisce per lui e le sue nobili origini, non disdegnando le fantasie veramente incredibili. Le sue stampe sono riprese dalla cultura mediterranea, le colonne   doriche, i geroglifici, i carretti siciliani, l'araldica delle contrade del Palio di Siena. E se le stampe danno libero sfogo alle più svariate fantasie, le linee delle sue   creazioni sono volutamente semplici e pulite, proprio per quel gioco di equilibri. Le bluse sono semplici e dai tagli quasi minimal, i pantaloni volutamente corti e di   linea dritta ancora oggi sono noti come "capri". Lo shantung di seta dei pantaloni ha una tavolozza di colori come il rosa, il giallo di Napoli, il verde veronese,   l'azzurro Nilo. Questo è lo stile Pucci. Gli anni '60, vedono l' esordio nell'alta moda, con una collezione dedicata alle bellezze regnanti, una su tutte una vera icona   di  stile, Jacqueline Kennedy. Proprio lei, fu una delle tante donne del jet set internazionale, che furono naturali testimonial della moda Pucci. La maison dopo la scomparsa di Emilio passa nelle sapienti mani della figlia Laudomia che proseguì  il lavoro del padre. Attualmente il marchio è stato acquisito da un gruppo del lusso tra i più prestigiosi, e grazie ad una stilista francese, lo stile del "re delle stampe" è destinato a riscuotere ancora tanto successo.

Daniele Lorenzetti

 

Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Responsabile
Marina Bertucci

Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini 

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