corpo 10 settimanale online

Se non sono famose per il gossip, molte cantanti liriche sono conosciute solo dagli addetti ai lavori. Gloria è una di queste. Non è stata una vera e propria intervista, ma una piacevole conversazione con scambi di idee.

banditelli teatro delloperaPuoi gentilmente presentarti, e spiegare il tuo lavoro?

 Il mio nome è Gloria Banditelli, e nella mia vita ho avuto la fortuna di poter fare musica. Dopo studi musicali in conservatorio, e contemporaneamente frequentavo anche l’università, alla facoltà di “Scienze Biologiche”, ma non ho completato il corso di studi. Ho partecipato ad un concorso nazionale di canto, vincendolo. Da quel momento la mia carriera di cantante lirica ha avuto inizio. Mi sono specializzata nel repertorio barocco, e ho trascorso la vita fra concerti ed opere. Ho lavorato molto spesso  a Bologna, al Teatro Comunale, poi, verso i  55 anni, ho deciso di insegnare. Primo impiego al Conservatorio di Bologna per tre anni, poi per più anni a Ferrara. Ora sono giustamente in pensione, e aggiungerei, felicemente in pensione.

Che cosa contraddistingue una cantante lirica che fa un tipo di musica di nicchia come quella barocca, nella professione e nell’espletare i vari concerti. E’ più facile o meno facile?

gloria banditelliIl repertorio barocco, è entrato nei teatri relativamente tardi, prima si parlava sempre di opera lirica pensando sempre…

…si parla di Mozart…

…da Mozart in poi, settecento e ottocento ed anche novecento, ma l’opera è nata nel 1600 con Monteverdi, quindi il mio interesse è nato dal fatto che io sono nata ad Assisi, ed ho sempre avuto a che fare con la musica antica, prima di fare gli studi relativi all’opera. Mi portavo indietro il gusto per l’antico, che mi ha portata al passo decisivo. Ho fatto parte di un gruppo, che aveva sede a Roma “gruppo recitar cantando”, dove ho imparato lo stile barocco. Da quel momento ho cominciato a lavorare, prima all’estero, molto di più all’estero, perché l’opera barocca era molto più diffusa all’estero che in Italia, e poi finalmente, anche in Italia, quando i teatri si sono accorti che il repertorio ottocentesco non bastava, Ora, si rappresentano spesso opere barocche, di tanti autori.

Nelle opere barocche, è più importante il soprano, o ci sono spazi anche per i mezzo soprani o altre voci?

Nell’antichità, molti autori scrivevano con indicazioni un po’ generiche. Scrivano solo “voce”, donna o uomo che fosse poi lo si vedeva in seguito. Vi era l’uso dei sopranisti, dei castrati, quindi no, non era così decisiva la differenza tra le voci. Non esisteva la “star”,  quello che poi divenne tipico nell’ottocento, dove il tenore ed il soprano erano le star.  A dire la verità, la voce di tenore fino alla fine del settecento, non era anche considerata con particolare riguardo, anzi era sottostimata. No non c’è questa classificazione così netta, come nell’ottocento. Nel seicento si parla di voci.

Quali sono i problemi che adesso in italia hanno i cantanti lirici non parlo dei famosi come Cecilia Gasdia o la Callas o la Tebaldi o…?

I problemi, sono le programmazioni e le direzioni artistiche, affidate a delle persone che secondo me, non sono del tutto competenti. gloria in un teatroNon escludiamo neanche il fattore economico, l’allestimento di un’opera è decisamente molto costoso, ma è anche la povertà di personaggi tra i registi. Ho cantato con alcune produzioni che avevano delle regie molto essenziali, molto minimaliste anche al limite, però di grande impatto.

Molto spesso i registi vogliono innovare a tutti i costi, ma non lo sanno fare, e spesso si cade nel ridicolo allontanando il pubblico.

Capisco, prendiamo in esame la Tosca, con una trasposizione in chiave moderna, non pensi che possa essere controproducente?

No! Non del tutto! Sono contraria alla modernizzazione dell’opera. Va modernizzata perché ad un certo punto, ci stanca di vedere sempre le solite scene, i soliti costumi. E’ necessario fare il tutto con una totale intelligenza, il fatto stesso che alcune volte si…

…perdonami ti interrompo, ma se la Tosca ha un argomento alquanto connotato, farla con i costumi di oggi, come se il fatto fosse accaduto ieri, non ha senso, l’argomento…

…si questo è vero! Delle opere sono datate, sia per collocazione storica che per l’argomento, che è datato. Impossibile trasporle totalmente, si può lavorare sui simboli, ma non certo sulla storia, la storia è quella…

…forse è più facile trasformare le  opere di Mozart, che per quanto  barocche, hanno delle connotazioni storiche che possono essere traslate…

…certo! Certo! Ma se fai Idomeneo…

…è chiaro come esempio! Ma altre opere di questo genere come fai a trasporle…

…ho visto delle trasposizioni terribili. Una di queste era ambientata in un centro per pazzi. La povera soprano, costretta a cantare aggrappata ad una rete, con la camicia di forza…voglio dire no! Anche no!

Non capisco perché i teatri debbano spendere tanto…capisco che a teatro, sia in quello recitativo che in quello lirico, i nomi famosi attraggano il pubblico. Si va a teatro o all’opera, a vedere più il nome che l’opera…

…ma in fatti ora si parla di opere del regista…

 …perché pagare tutti gli altri? Prendiamo la Ricciarelli e Pavarotti, tanto per fare due nomi, servono ad attrarre il pubblico, ma perché tutti gli altri personaggi non prenderli all’interno del teatro, che sono già stipendiati, e con un gettone in più, farebbero risparmiare al teatro, perché non esiste questa mentalità del…

…non esite la struttura. All’estero è così. Ho lavorato a Vienna, ed i miei colleghi erano quelli interni al teatro, sono i cantanti che hanno un futuro. Conosco cantanti che sono anche abbastanza conosciuti nell’ambiente, e che hanno fatto la loro esperienza, essendo cantante fisso in un teatro. Questo in Italia non esiste. Il teatro, ha solo fissi coro e orchestra, tutt’al più il balletto quando c’è. Il resto no, il resto è libero, e di certo non dà la possibilità ai giovani di farsi un’esperienza. I cantanti che un giorno cantano Mozart e l’altro giorno Strauss o Monteverdi, l’esperienza con la musica se la fanno. Quando un giovane oggi, esce da un conservatorio, non possono fare esperienza  in Italia, ergo molti vanno all’estero. Magari s’impegnano per due o tre anni con un teatro, che li sfrutta e li sfrutta al massimo, ma accumulano esperienza che in Italia è impossibile fare.

Sono personalmente del parere, che alcuni cantanti molto famosi, che ormai non ci sono più, sono stati sopravvalutati. Porto un esempio, Pavarotti, per me, emissione vocale eccezionale, una limpidezza di voce, ottimo il fatto che scandisse le parole, ed era uno dei pochi che si capisse quello che cantava però non mi suscitava l’emozioni che…diceva ti amo e ti odio nella stessa maniera. Lo stesso Bocelli mi hanno detto che non si sente dalla seconda fila, per cui perché in Italia, e poi diventano anche famosi all’estero, come il Volo per esempio. Gruppi di quel genere ce ne sono, specialmente all’estero, molto più bravi! Perché in Italia esiste…come posso chiamarlo… questo assoluto protagonismo che va avanti, piuttosto che la vera bravura? Quando ascolto Domingo è un piacere sentirlo ha un colore nella voce…

…Ma ha un’espressività che altri non hanno…

…la famosa interpretazione…

…ho avuto la fortuna di cantare con lui, e posso asserire, che ero estasiata dal sentimento che infonde con la voce…

…ma ritorniamo all’argomento…

…però, secondo me, nasce tutto dalla cultura, dalla preparazione…perché la gente non sa distinguere uno bravo da uno non bravo. Perché?

Perché ormai nella musica in generale, si è perso un po’ quello che è il passato da traslare nel presente non c’è più questa…

… ma è pur vero però che di fronte…il fatto è che la musica deve comunque portare un messaggio, deve fare arrivare dei sentimenti, delle emozioni. Se si va a vedere ed ascoltare un’opera, vuole anche emozionarsi, non può sentire delle persone che cantano senza…se non la provi tu l’emozione non la provano neanche loro.

Le tue due opere preferite, che non ti stancheresti mai di guardare, sia nelle barocche che nelle ottocentesche, quali sono e perché?

Nel barocco, e l’ho eseguita anche tante volte, è l’Orfeo di Monteverdi. Penso veramente che sia una opera che racchiuda in se, anche se è un’opera di modeste dimensioni…racchiude in se mitologia, e sentimenti. Estenderei anche alle tre altre opere di Monteverdi che trovo meravigliose. E per le opre dell’ottocento, a me piace molto, anche se non l’ho mai cantata, la Norma di Bellini perché ha un…esprime dei sentimenti e la melodia propria dell’ottocento, è talmente così egregiamente distesa…pensare anche che l’autore era un ragazzo, purtroppo morto giovane, e secondo me, era un vero genio.

Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Responsabile
Marina Bertucci

Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini 

Credits: 
Tony Barattiero | Computer Grafica siti web 

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