La storia di un uomo gentile, buono, ma fondamentalmente un grande artista.
Lo scorso 12 maggio, avrebbe compiuto 94 anni. E’ stato uno dei più grandi compositori della sua generazione, e uno dei massimi esponenti della famosa "scuola genovese", parlo di Umberto Bindi.
Insieme a Bruno Lauzi, Gino Paoli, Fabrizio De André e Luigi Tenco, Bindi ha dato vita ad un movimento artistico, nato nel capoluogo ligure, che ha rinnovato la musica italiana.
Le melodie di Bindi, accompagnano spesso i testi di un suo illustre concittadino, Giorgio Calabrese. Da questa collaborazione, nascono pezzi indimenticabili come: "Arrivederci" del 1959, che arriva seconda a Canzonissima, e l'anno successivo, nasce il brano, che si può considerare il suo capolavoro, "Il nostro concerto".
Con questo pezzo, Bindi, mette a frutto la sua preparazione musicale, con un'introduzione musicale di ben 70 secondi. Il brano resta primo in classifica per ben 10 settimane, e ancora oggi, viene eseguito dai più grandi interpreti. (Resta memorabile il duetto di Claudio Baglioni e Orietta Berti).
Altra sua collaborazione importante, è quella con Califano e Nisa, per "La musica è finita" portata al successo da Ornella Vanoni, e "Personalità vivere" cantata da Iva Zanicchi.
Con l'amico Gino Paoli scrive "Il mio mondo", destinato a diventare un successo internazionale, cantata in inglese da artisti del calibro di Cilla Black, Tom Jones, Dionne Warwick raggiungendo il primo posto in Australia, Belgio, Messico, Paesi Bassi, Sudafrica e Regno Unito. Nelle versioni francese e spagnola viene interpretata da Richard Anthony e anche qui raggiunge la vetta delle classifiche. Anche se questo sembra rappresentare l'inizio di una brillante e prestigiosissima carriera, la vita artistica di Bindi, subisce non poche difficoltà, a causa della
scarsa richiesta di musicisti dotati del suo tocco raffinato, ma soprattutto a causa della discriminazione, dovuta alla sua omosessualità. Siamo agli inizi degli anni 60, e l'omosessualità è ancora un tabù. Ci vorranno le lotte del decennio successivo, per cercare di contrastare tutto ciò.
Ma Bindi durante il festival di Sanremo del 1961 dove presenta il brano "Non mi dire chi sei", capisce che c'è un problema, quando si rende conto che i giornali, parlano non della melodia, ma dell'anello che portava al dito.
Bindi continua a scrivere insieme ad Alberto Testa per Paoli, Mina e Bruno Lauzi, privilegiando la carriera da compositore, piuttosto che quella da interprete.
Nel 1972 pubblica un album, "Con il passare del tempo", dove c'è un brano autobiografico, "Io e la mia musica" scritto a quattro mani con Bruno Lauzi. Nel 1973 l'amico Giorgio Calabrese scrive per lui un programma televisivo "Con il passare del tempo" dove conversa con lo stesso Calabrese sulla sua carriera, del suo carattere e della volontà di proseguire nel suo percorso artistico.
Nel 1975, un tragico evento funesta la vita del cantante. La madre, muore a causa di un colpo di fucile, sparato accidentalmente da un conoscente, e questo influirà tantissimo nel suo percorso di vita.
Nel 1982 il poeta Sergio Bardotti scrive e produce per lui l'album "D'ora in poi".
Nel 1985 il discografico Alfredo Rossi, che negli anni 60 è fra i suoi detrattori, realizza uno dei primi omaggi discografici dedicati ad un artista ancora in vita. L'album dal titolo "Bindi" vede il cantante duettare con Loredana Berte`, Antonella Ruggiero, Anna Identici, Fiorella Mannoia, Ornella Vanoni e Sonia Braga.
Nel 1988, durante una puntata del "Maurizio Costanzo Show" Bindi, con grande commozione, riesce a parlare della propria omosessualità che fu determinante per la sua emarginazione negli anni 60.
E nel 1989, partecipa alla trasmissione "Una rotonda sul mare" dove ripropone la sua "Arrivederci". Nel 1993, con l'amico Bruno Martino, è protagonista di 20 serate al teatro Flaiano di Roma, con lo spettacolo "2 vite e un pianoforte".
L'incontro con Renato Zero nel 1995 dà vita ad una collaborazione per la realizzazione di un disco prodotto dal cantante romano.
L'anno successivo Bindi partecipa al festival di Sanremo, dove presenta "Letti" insieme ai New Trolls e successivamente pubblica il cd "Di coraggio si muore".
A causa di problemi con il fisco, Bindi, purtroppo, vive gli ultimi anni di vita con seri problemi economici a cui si aggiungono gravi problemi di salute.
L'amico di sempre Gino Paoli lancia sulle pagine di "Repubblica" un appello affinché a Bindi siano concessi i benefici della legge Bacchelli a favore degli artisti, e il vitalizio viene concesso.
Purtroppo, il grande Umberto Bindi ci lascia nel 2002 all'età di 70 anni. Gino Paoli, lo ha sempre ricordato come l'amico sfortunato e dimenticato. Lo ha fatto, quando è stato ospite a Sanremo nel 2014 quando, accompagnato da Danilo Rea, ha cantato "Il nostro concerto" e parlando di lui come un uomo gentile, un grande artista massacrato, deriso, umiliato e poi dimenticato.
Più che profetiche, sono state le parole di Paoli, se si pensa che recentemente a "Canzonissima", alcuni dei "prestigiosi giurati" hanno dichiarato di non conoscerlo. (vergognoso tutto ciò).
"Ovunque sei se ascolterai
accanto a te mi rivedrai
e troverai un po' di me
in un concerto dedicato a te..."
Noi per questo, ringrazieremo sempre un grande artista...Umberto Bindi.
Daniele Lorenzetti