L'uomo che se fosse nato in America avrebbe dato del filo da torcere a Frank Sinatra.
Oggi voglio raccontare del grande Lelio Luttazzi, un uomo che ha avuto l'Italia ai suoi piedi, un vero gentiluomo triestino. Un po' showman un po' cantante, un po' conduttore radiofonico e un po' scrittore, rimanendo sempre un grande musicista. E se in genere, chi fa troppe cose insieme, tende a farle male, a Lelio riusciva tutto e bene. Nato a Trieste nel 1923, rimane orfano di padre a soli 3 anni, e insieme alla madre maestra si trasferisce a Prosecco, dove frequenta le scuole elementari, unico italiano in una classe di sloveni. Il primo a dare lezioni di musica al piccolo Lelio, è il parroco del paese, che lo fa esercitare con il pianoforte in canonica. Dopo le scuole medie, frequenta il liceo a Trieste, dove stringe amicizia con il nipote di Italo Svevo. Siamo in pieno ventennio, e Lelio entra in conflitto con la madre fascista convinta, mentre lui si sta avvicinando ai movimenti antifascisti. Terminato il liceo, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza, ma solo dopo 2 esami abbandona gli studi, perché inizia a suonare il pianoforte a radio Trieste, e compone le prime canzoni. Nel 43, in piena guerra, si esibisce come direttore d'orchestra al Politeama di Trieste. Qui, ha la possibilità di aprire il concerto di Ernesto Bonino, un famoso cantante dell'epoca, che rimane colpito dal suo talento, al punto di chiedergli di scrivere una canzone da inserire nel proprio repertorio. Lelio ovviamente accetta con entusiasmo, e scrive per Bonino "Il giovanotto matto", che viene incisa e diventa un grande successo. Finita la guerra, scopre dalla SIAE, che il pezzo gli ha fruttato ben 350.000 lire, una cifra enorme per l'epoca. A quel punto, decide che la musica sarà il suo futuro, decidendo di trasferirsi a Milano. Qui inizia a lavorare alla CGD, la casa discografica del concittadino Teddy Reno, dove gli viene affidata la direzione artistica. È il 1948 quando scrive "Muleta mia" per Teddy Reno, un pezzo che avrà buon successo, e sempre in quell'anno, sposa la concittadina Magda Prendini, diventando padre di Donatella, che diventerà una brava cantante. Nel 50 si trasferisce a Torino, per lavorare in RAI, dove dirige la prima orchestra d'archi. È l'inizio di una brillantissima carriera televisiva. Nel 54 si trasferisce dalla sede RAI di Torino, a quella di Roma, per dirigere una delle orchestre di musica leggera, con la quale partecipa a parecchi varietà televisivi. In radio lavora nel programma a quiz "Il motivo in maschera", e nel biennio 56/57 dirige l'orchestra nel varietà "Rosso e nero", ideato e condotto da Corrado, e questo sempre in radio. In quel periodo scrive canzoni dal sapore di jazz, piene di swing, interpretandole al pianoforte con un suo stile molto particolare. "Chiedimi tutto", "Legata a uno scoglio", "Rabarbaro blues", "Senza cerini", "Timido twist" sono i titoli di suoi brani. E poi scrive brani di grande successo come "Una zebra a pois", cantata da Mina, "Vecchia america" per il Quartetto Cetra, "Eccezionalmente, si" per Jula De Palma, "You'll say tomorrow" incisa da Sophia Loren. E scrive e interpreta "El can de Trieste", canzone in dialetto triestino, che diventa il suo biglietto da visita. Il vero debutto in tv come direttore d'orchestra, avviene nel varietà "Musica in vacanza" del 55, accanto a Gorni Kramer, Isa Bellini, Alberto Bonucci, Paolo Ferrari, Adriana Serra. La sua carriera da presentatore in tv risale al 62, quando affiancato da una giovanissima Raffaella Carrà, dà vita a "Il paroliere questo sconosciuto", con la regia di Lino Procacci. Seguono le grandi serate del sabato sera, entrate di diritto nella storia della televisione, come "Studio Uno" accanto a Mina, e "Doppia coppia" con Sylvie Vartan, "Teatro 10", e il seguitissimo "Ieri e oggi". L'eleganza, la classe e l'eloquio perfetto, fanno di Lelio Luttazzi il padrone di casa ideale, per le serate televisive. Nel 64 il suo brano "Piccolo piccolo", cantato da Emilio Pericoli partecipa al Festival di Sanremo. Negli anni 60, Luttazzi si cimenta anche alla recitazione, partecipando a diversi film, "L'avventura" di Michelangelo Antonioni" e "L'ombrellone" di Dino Risi, dove non sfigura accanto a Sandra Milo e Enrico Maria Salerno. In tv partecipa ad una puntata di "Biblioteca di Studio Uno", con il Quartetto Cetra, quella dedicata al Fornaretto di Venezia. E le colonne sonore di film di successo come "Totò Peppino e la malafemmena", "Totò lascia o raddoppia?", "Venezia la luna e tu". Per milioni di radioascoltatori (il sottoscritto compreso) il venerdì alle 13, l'appuntamento fisso era "Hit parade", una rubrica settimanale, sui dischi a 45 giri più venduti, presentata dal nostro Lelio fin dal 1967. Nel 1970, per un errore giudiziario, Lelio viene coinvolto in una brutta storia di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. In un'intercettazione telefonica, Luttazzi si era semplicemente limitato a girare un messaggio di Walter Chiari, ad un tizio rivelatosi poi uno spacciatore. Lelio viene condotto a Rebibbia, per essere poi trasferito a Regina Coeli. Dopo 27 giorni di ingiusta carcerazione, Luttazzi viene del tutto scagionato, di fatto prosciolto e senza alcun rinvio a giudizio. A causa di questa vicenda perde la conduzione di "Ieri e oggi" e "Hit parade". La brutta esperienza lo porta a scrivere il romanzo autobiografico, "Operazione Montecristo", e il suo unico film da regista "L'illazione" del 72, che parla proprio di questo, non sarà mai trasmesso in televisione, se non dopo la sua morte. La sua vicenda è di ispirazione ad Alberto Sordi, per il film "Detenuto in attesa di giudizio", e quando una vicenda simile tocca ad Enzo Tortora, Lelio gli mostra totale solidarietà, difendendolo a spada tratta. Dopo un periodo di 'epurazione' Luttazzi torna alla conduzione di "Hit parade" dal 71 al 76. Dopo l'annullamento del primo matrimonio, Lelio sposa in seconde nozze la giornalista Rossana Moretti. Negli anni 80 torna in televisione, ma non con la frequenza a cui era abituato il pubblico. Nel 1986 a seguito della campagna avviata da Marco Pannella, decide di iscriversi al Partito Radicale assieme a personaggi come Dario Argento, Liliana Cavani, Giorgio Albertazzi, Ugo Tognazzi, Domenico Modugno, Claudio Villa, Teddy Reno e Rita Pavone. Nel 91 gli viene conferito il premio "San Giusto d'oro", e nel 92, dopo una serie di concerti jazz in tutta Italia, riceve il premio "Una vita per il jazz". Dopo questo premio, decide di ritirarsi dalle scene. Nel 2003 scrive il brano "Ma tu chi sei" per Mina, e negli anni successivi torna anche ad esibirsi dal vivo. Nel 2006 è ospite in tv nello spettacolo "Viva radio 2", e poi a "Che tempo che fa" e al "Maurizio Costanzo show". Nel 2008 abbandona Roma per tornare a vivere a Trieste con la moglie, e in quell'occasione Pupi Avati, realizza un docufilm su di lui. Nel 2009, è al festival di Sanremo, dove ritira il "Premio alla musica 2009", accompagnando al pianoforte Arisa, che canta "Sincerità". Il 15 agosto di quell'anno, tiene il suo ultimo concerto in Piazza Unità d'Italia, nella sua amata Trieste, insieme al suo sestetto. Dopo una lunga malattia, Lelio ci lascia nel 2010 all'età di 86 anni, e per sua volontà, le sue ceneri vengono gettate nel suo amato mare triestino. Nel 2003 la cantante Simona Molinari, incide i due ultimi inediti di Luttazzi, dal titolo "Dr.Jekyll e Mr. Hyde" (presentata a Sanremo accanto a Peter Cincotti), e "Buonanotte Rossana". Attualmente la moglie Rossana cura la fondazione a lui dedicata per mantenere viva la memoria
dell'indimenticabile maestro Lelio Luttazzi.
Daniele Lorenzetti