Novella Parigini, l'artista che con la sua pittura ha segnato la storia dell'arte contemporanea.
Novella Parigini nasce nel 1921 a Chiusi, in provincia di Siena da una famiglia aristocratica. Il nome Novella, pare sia
stato suggerito alla madre, da D'Annunzio, amico di famiglia, citando un brano de "La pioggia nel pineto".
Giovanissima, si trasferisce a Parigi dove frequenta l'accademia delle belle arti. Per mantenersi, vende i suoi quadri per strada, e comincia a frequentare personaggi del calibro di Jean Paul Sartre, e Simone De Beauvoir, e poi Jean Genet e il poeta Jean Cocteau, Picasso e Dali. Qui entra in contatto con il movimento esistenzialista diventandone ambasciatrice.
Tornata in Italia, crea in via Margutta una specie di “factory”, anticipando notevolmente l'idea futura di Andy Wahrol. Novella Parigini, diventa la protagonista dell'arte romana, e di quel momento storico denominato “Dolce vita”, che verrà celebrato da Fellini.
Dall'atelier di via Margutta', a pochi passi da casa del regista, passano le più grandi personalità dell'arte e della cultura di tutto il mondo: Dali`, De
Chirico, Sartre e Cocteau. E poi divi del cinema, come la Loren e Gassman, e stelle sbarcate sulla "Hollywood
sul Tevere", del calibro di Tyrone Power e Linda Christian, Kirk Douglas, Ava Gardner e Marlon Brando.
Novella Parigini, era solita ospitare anche giovani attrici poco conosciute, come le giovani Brigitte Bardot e Ursula Andress. La pittrice, oltre ad ospitarle, le ritraeva ed organizzava feste per lanciarle nello show business. Anche per questo, la casa di via Margutta, viene detta "la casa del peccato".
Fine conoscitrice del jet set internazionale, riesce a fare della mondanità un'arte nell'arte.
Nel 55, è a New York per allestire alcune mostre, e da quel momento la sua fama si espande in tutto il mondo, e le sue opere vengono esposte nei più importanti musei.
Novella Parigini è stata la prima artista a sbarcare in Cina, e la Francia le dedica un francobollo.
La sua tecnica è particolare nel dosaggio e nell'accordo cromatico, nella leggerezza e nella precisione del tratto. La sua particolare maestria nel disegno, non smette di stupire. Ma sono i contenuti delle sue opere, che rendono affascinante tutto ciò. Le figure femminili dai grandi occhi felini, e gli zigomi pronunciati, dimostrano l'incredibile modernità della pittrice, se si pensa che siamo negli anni 50. E i gatti, diventando il suo segno distintivo, quasi un suo alter ego, protagonisti di una contrapposizione tra edonismo ed etica morale, al punto di far emergere una nuova figura femminile.
La Parigini, si impegna attivamente per la difesa di via Margutta, minacciata dalla speculazione edilizia, che voleva snaturarla, trasformando gli atelier in mini appartamenti.
Creò poi la rassegna dei "Cento pittori", nel 55, alla quale partecipa insieme ad artisti affermati, e soprattutto, sconosciuti, per offrire loro una chance.
Dagli inizi degli anni 70, inizia un importante sodalizio artistico con Elvino Echeoni, che ancora oggi cura la fondazione a suo nome.
Novella Parigini muore a Roma nel 1993. A vent'anni dalla scomparsa, via Margutta rinnova il suo mito, con una mostra alla galleria al civico 55, offrendo ai romani e non solo, un tuffo nel suo mondo surreale, che ha fatto scuola dettando un vero e proprio stile.
La retrospettiva propone anche la lettera di D'Annunzio a proposito del nome Novella.
La massiccia produzione immessa sul mercato dalla figlia ha determinato un drastico calo del valore delle sue tele e dei disegni, attualmente alla portata di chiunque (personalmente ne possiedo 3. Li amo per ciò che raffigurano ma forse più per quello che è stata la Parigini).
Novella Parigini ha ben rappresentato un' epoca. Quella “Dolce vita” che ha fatto storia.
Daniele Lorenzetti