i telefoni bianchi un sogno durante il regime fascista
- Dettagli
- Scritto da Corpo10.eu
- Categoria: Cinema
- Visite: 572
Quanti generi hanno attraversato e caratterizzato il nostro cinema, facendoci divertire, sognare e, soprattutto, emozionare. Commedie, drammi, film storici, mitologici e racconti fantastici. Qui in Italia, abbiamo avuto un genere definito dei "telefoni bianchi", in voga tra il 1936 e il 1943. Per poter capire perché questo genere cinematografico, sia ricordato con questo termine, bisogna ricordare il momento storico che stava vivendo il nostro paese. Siamo in pieno regime fascista, e se per Mussolini il cinema era" l'arma più forte ", non era così certa, la possibilità per i cineasti di realizzare pellicole senza cadere nelle forbici della censura. E se il regime ama i film storici, le avventure a lieto fine, le storie che trasudano patriottismo e buoni sentimenti, non ama certo ciò che dà pessima immagine dell'Italia e degli italiani. Un esempio? Nel nostro paese il divorzio non esisteva, e l'adulterio poteva addirittura essere perseguitato per legge. Se un regista, voleva portare sullo schermo la storia di un tradimento, con conseguente fine del matrimonio, bastava ambientare tutto in Ungheria, paese simile all'Italia, ma con leggi e concessioni ben diverse dalle nostre. E per far sognare ancora di più lo spettatore, le scenografie e gli arredamenti dovevano essere sfarzosi, ben lontani dalla realtà. E dalla fantasia di arredatori e scenografi, come per magia, fanno nascere case arredate con bei mobili stile deco', oggetti di lusso, tendaggi preziosi e soprattutto lui, il telefono, che per diventare ancora più prezioso viene dipinto di bianco. Chi andava al cinema, spesso non lo possedeva, e chi aveva la fortuna di averne uno, questo era inevitabilmente di bachelite nera. Il telefono bianco, diventa inevitabilmente ed inconsapevolmente, il simbolo di quel genere cinematografico. Il fascismo approva quel cinema, dove non si fa il minimo accenno alla politica, e agli eventi non proprio felici del momento. Film con donne eleganti, sempre in abito da sera, fin dalle prime ore del mattino. E poi studentesse, sartine, commesse, ma ben lontane dalle donne reali della vita di tutti i giorni. E hanno il volto di Alida Valli, Maria Denis, Elsa Merlini, Luisa Ferida. E poi gli eroi positivi come Vittorio De Sica, Amedeo Nazzari, Osvaldo Valenti, Gino Cervi. Per vedere sullo schermo personaggi più vicini alla realtà, bisogna aspettare i primi vagiti di quello che sarà definito "neorealismo". (Visconti fa un tentativo con Ossessione, ma si scontra inevitabilmente contro la dura censura, e avrà vita facile solo a fine guerra). I film dei telefoni bianchi, portano sullo schermo benessere e progresso, ben lontani dalla realtà. L'Italia era sostanzialmente un paese povero, materialmente e moralmente arretrato, con un elevato tasso di analfabetismo, e il genere cinematografico faceva a pugni con tutto ciò. Il paese era in regime di dittatura, ad un passo dall'entrata in guerra. Il conflitto, mette inevitabilmente fine al genere già sofferente per carenza di idee. Uno dei meriti dei telefoni bianchi, è quello di aver donato un po' di leggerezza, in uno dei momenti più oscuri della nostra storia. Per chi ha occasione di rivedere oggi alcune di quelle pellicole, sicuramente rimane stupito nel trovare un'inattesa modernità, nelle ambientazioni e nel lusso della moda dell'epoca, che nonostante i dettami dell'autarchia, imposta dal PNF, strizza abbondantemente l'occhio a Parigi. Anche se per molti, i telefoni bianchi sono considerati un genere minore, non possiamo tralasciare il fatto che alcuni dei maggiori registi dell'epoca, hanno diretto diverse pellicole del filone. E parliamo di Camerini, Blasetti, Bonnard, Mattoli. Un mio personale consiglio? Andate a cercare "Gli uomini che mascalzoni" di Camerini con un giovane De Sica, in una Milano anni 30 che stupisce per la modernità, con in sottofondo le note di Parlami d'amore Mariu'!Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon
Direttore Responsabile
Marina Bertucci
Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini
Credits:
Tony Barattiero | Computer Grafica siti web