Alla Casa del Cinema di Roma, dal 2 maggio al 24 maggio rassegna omaggio al grande regista Luchino Visconti dal titolo "Ossessione Visconti"
Il 17 marzo del 1976 se ne andava Luchino Visconti, regista, sceneggiatore, scenografo, uno dei più importanti artisti e intellettuali italiani dello scorso secolo. A cinquant’anni dalla morte, la Casa del Cinema ha deciso di proiettare, nell’arco di tre mesi, la retrospettiva completa della sua straordinaria opera. Dopo i titoli programmati nel mese di marzo e di aprile, la rassegna si chiuderà fra il 2 e il 24 maggio (con repliche fino al 31) con la proiezione degli ultimi cinque film della sua produzione.
Si inizierà sabato 2 maggio alle ore 19 con La caduta degli dei, opera monumentale sui drammatici giorni dell’ascesa del nazismo, con un grande cast guidato da Dirk Bogarde, Ingrid Thulin ed Helmut Berger.
Martedì 5 maggio alle ore 20 sarà proiettato Gruppo di famiglia in un interno, lucida analisi del decadimento della società e della cultura a partire da un’amara riflessione sulla fragilità dei legami e sul conflitto tra le generazioni.
Venerdì 8 maggio alle ore 19:30 si terrà la proiezione a ingresso gratuito de L’innocente: l’ultimo film di Visconti, tratto dall’omonimo romanzo di Gabriele D’Annunzio, sarà introdotto da Caterina d’Amico che approfondirà il sodalizio artistico, durato una vita intera, tra il regista milanese e la più grande sceneggiatrice italiana, Suso Cecchi d’Amico. Tra opere realizzate e progetti rimasti sulla carta, l’incontro fra Suso e Luchino è la storia di un percorso monumentale, affascinante, unico nel cinema italiano e non solo.
Domenica 10 maggio alle ore 16:30 sarà la volta di Ludwig, monumentale ritratto del re Ludwig II di Baviera (Helmut Berger), uomo eccentrico e visionario, ossessionato dal culto della bellezza e dalla musica di Wagner, ma al tempo stesso incapace di esercitare il proprio potere.
La rassegna “Ossessione Visconti” si chiuderà domenica 24 maggio con la proiezione di Morte a Venezia, adattamento dell’omonimo capolavoro di Thomas Mann: il regista operò qualche cambiamento ma mantenne intatto il cuore della riflessione sul ruolo dell’artista, sulle trappole repressive della civiltà borghese e sulla forza incontrollabile dell’amore e del desiderio.