Presentata ufficialmente a Lecce: La Zygomatic Implants World Academy,
La prima Società Mondiale di Implantologia Zigomatica.
Il Chirurgo Odontostomatologo Prof. Andrea Tedesco, Presidente
della Società Italiana di Implantologia Zigomatica e Pterigoidale,
Docente al Master di II Livello in “Implantologia Zigomatica”
all’Università di Pisa, il prossimo 28 giugno presenterà
ufficialmente al Mira Acaya Golf di Lecce, nel magnifico
Salento, la Zygomatic Implants World Academy, la prima Società
Mondiale di Implantologia Zigomatica durante
il IV Zygoma Day, un congresso internazionale giunto alla quarta edizione,
che vedrà la presenza di professionisti di calibro internazionale,
che parleranno delle ultime novità in implantologia zigomatica.
.
Abbiamo incontrato il prof. Tedesco per avere notizie di questa nuova e
rivoluzionaria tecnica.
Gli interventi di Implantologia Zigomatica – ci ha detto Andrea
Tedesco – necessitano di un approccio particolare di chirurgia, molto complesso, che riguarda il trattamento delle gravi atrofie mascellari, con l’utilizzo di impianti lunghi che si innestano nell’osso zigomatico, perché proprio per l’assenza o scarso osso mascellare, non c’è altra possibilità.
Questo scaturisce dal fatto che nel corso degli anni il paziente, per varie problematiche, ha perso tanto di quell’osso per cui l’implantologia tradizionale non è in grado più di risolvere.
Quali sono i motivi che determinano la perdita d’osso?
Motivi e cause sono diverse, una di queste può essere la stessa protesi mobile che può comportare a lungo tempo la perdita d’osso, interventi d’implantologia non andati a buon fine, gli innesti d’osso, pazienti postoncologici che hanno subito delle resezioni ossee importanti, perché si perde osso nel tempo.
Quando ciò accade i pazienti che hanno bisogno di avere nuovi denti per sostituire quelli persi, risultano essere pazienti difficili”.
Questo intervento voi specialisti lo indicate anche con il termine “Extrasinusale”, perché?
Lo dice la parola stessa perché l’impianto, la preparazione dell’osteotomia, viene attuata all’esterno del seno mascellare, questo riduce notevolmente l’invasività.
Non coinvolgendo i seni mascellari, non abbiamo tutte quelle complicanze postoperatorie riferite proprio a quella zona.
È un intervento chirurgico a tutti gli effetti, e quindi necessita di essere eseguito in una sala operatoria attrezzata, e con una equipe preparata.
Quali sono gli specialisti che la affiancano?
Gli interventi possono ormai passare tra quelli rutinari, sono eseguiti in anestesia totale, e per quanto riguarda la squadra che mi affianca, non è importante ma molto di più. Senza di essa non potrei fare niente, è indispensabile la collaborazione di esperti chirurghi, che mi aiutano in tutte le varie fasi.
Chiaramente, come detto, c’è l’anestesista, ci sono infermieri professionali, c’è l’odontotecnico, il mio odontotecnico di fiducia, e con il quale collaboro da anni, che è Luca Innocenti, e durante l’intervento mi aiuta a capire l’esatta collocazione degli impianti”
Quando si parla di questo intervento, si accenna sempre alle innovative apparecchiature usate, di cosa si tratta?
L’Implantologia Zigomatica classica si esegue da trent’anni, e in alcune fasi dell’intervento, si utilizzano frese molto lunghe per giungere all’osso zigomatico, e praticare dei fori. Queste frese sono difficili da usare, e per tal motivo, talvolta, possono causare danni. Il mio approccio, la mia tecnica, utilizza una strumentazione che da anni è in uso nella Chirurgia Orale, Maxillofacciale ed è la strumentazione pizoelettrica, che non è altro che una strumentazione ad ultrasuoni.
Questo permette un taglio precisissimo sui tessuti duri, quindi ossei, ed un eventuale taglio accidentale sui tessuti molli, e su questi non provoca alcun danno.
Questa tecnica nella Chirurgia Zigomatica, ultimamente è utilizzata a livello internazionale, ed io sto girando mezzo mondo, perché desidero che tutti possano capire, che esiste una strada minimamente invasiva, anche nella chirurgia complessa, e che ha grandi vantaggi non solo per il chirurgo, ma soprattutto per il paziente, che nel post-
operatorio avrà un disagio minimo.
Ci tengo a dire ed a sottolineare, che comunque rimane una chirurgia difficile, e che necessita di un lungo percorso di apprendimento”.
Il prossimo 28 giugno, presentero’ ufficialmente al Mira Acaya Golf di Lecce, nel magnifico Salento, la Zygomatic Implants World Academy, la prima Società Mondiale di Implantologia Zigomatica, durante il IV° Zygoma Day, un congresso internazionale, giunto alla quarta edizione, che vedrà la presenza di professionisti di calibro internazionale, che parleranno delle ultime novità in implantologia zigomatica.
Prof. Dr. Andrea Tedesco
Medico Odontoiatra
Specialista in Chirurgia Odontostomatologica
Docente al Master di II livello in Implantologia Zigomatica, Università degli Studi
di Pisa
Presidente della Società Italiana di Implantologia Zigomatica e Pterigoidea
Presidente della Zygomatic Implants World Academy
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Continua la mia ricerca, attraverso le professioni, che ruotano intorno al nostro sistema giuduziario. Abbiamo visto il sistema attraverso un magistarato un avvocato della cassazione ed ora è ilturno di un avvocato penalista. Tutti nel bene enel male lamentanocarenze a volte incolmabili, per fattori che sono diversificati e vanno dalla mancanza di personale alle leggi a volte poco chiare e che danno edito ad intrpretazioni.
Intervista a Teresa Gigliotti, avvocato penalista del Foro di Roma.
Lei è un avvocato civilista o penalista?
Sono un avvocato penalista, esercito da diversi anni, e nel passato mi è capitato di occuparmi anche di questioni civilistiche, e di diritto amministrativo, spesso collegate a problemi dei clienti assistiti, nell’ambito del diritto penale.
Ho comunque un team di collaboratori, sia interni che esterni allo studio, ai quali delego controversie di diritto civile e amministrativo.
Sono iscritta al Foro di Roma, il mio studio è in Roma, anche se esercito su tutto il territorio nazionale. In particolare, oltre a processi che ho seguito a Milano, Torino ed altri distretti dell’Italia settentrionale, da anni mi occupo di processi di criminalità organizzata in Sicilia, Campania, Puglia e Calabria dove, come purtroppo noto, si celebra la gran parte di questi processi.
Cosa cambierebbe nell’ordinamento giuridico, al momento, perché possa migliorare?
Le nuove riforme, hanno in qualche modo cambiato il modo di lavorare, sia per noi avvocati che per i magistrati, in modo particolare, da quando è entrato in vigore il processo telematico, che ha portato indubbiamente vantaggi, anche se, frequenti malfunzionamenti e mancanza di aggiornamentidei programmi, rallentano spesso il lavoro.
Migliorare l’ordinamento giuridico, è sicuramente un processo complesso che richiede la revisione di leggi, per renderle più chiare e più coerenti con le nuove esigenze, è necessaria più trasparenza, è necessario migliorare le procedure, per garantire il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, allineare l’ordinamento giuridico nazionale, con le normative internazionali econ gli accordi internazionali, coordinare la normativa nazionale con quella regionale, ect…
Quando si dice che, noi italiani facciamo causa per tutto, è vero, perché dobbiamo combattere con una burocrazia ancora troppo complessa e lenta, e con leggi spesso poco chiare.
Non crede che le leggi con tanti commi che si introducono diventino un po’ ostiche anche per un giudice?
Certamente! Troppo spesso, il legislatore introduce delle norme complesse, poco snelle e poco chiare, con rimandi a tante altre leggi, che di conseguenza si prestano a diverse ed opposte interpretazioni, come continuamente accade nel giudizio di legittimità, avanti alla Corte Suprema di Cassazione.
Questo determina, come effetto, il proliferare di controversie, soprattutto in campo civilistico e amministrativo, con aumento del carico di procedimenti nei Tribunali.
Il cittadino, troppo spesso è portato a pensare di dover essere fortunato, ad essere giudicato secondo l’orientamento, a lui più favorevole.
Ovviamente, la difesa cerca di interpretare la norma, in modo favorevole al proprio assistito.
Lei crede che, i giudici, siano anche un pochettino falsati nel giudizio, a seconda che siano di destra o di sinistra?
I giudici, prima di essere giudici, sono persone con le loro idee.
Dal punto di vista del giudizio, il giudice, terzo imparziale, ovviamente non deve essere influenzato da nessuna idea politica.
Senza generalizzare, penso che ci siano delle decisioni influenzate dalla politica, come anche, a mio avviso, ci sono delle decisioni influenzate dall’opinione pubblica, quando si parla di casi mediatici.
Io, non condivido l’utilizzo esagerato, dei casi di cronaca nelle trasmissioni televisive.
Trovo sicuramente giusto, che casi clamorosi, che scuotono l’opinione pubblica, siano oggetto di notizie giornalistiche e televisive, ma i processi si fanno nelle aule di giustizia, e non in programmi televisivi, che negli anni sono diventati veramente troppo numerosi, e nei quali si pretende di analizzare nei minimi dettagli, ciò che è oggetto dell’attività giudiziaria.
In ogni caso, ripeto, sui giudici non si può generalizzare, in quanto ci sono tanti giudici che lavorano tanto e molto bene, con coscienza e senza influenze esterne, come ce ne sono altri piùsuperficiali, meno attenti e a volte influenzati dalla politica.
Ha mai pensato di entrare in politica come molti dei suoi colleghi fanno?
No! Non ho mai pensato di entrare in politica.
Ho fatto sempre e solo l’avvocato, iniziando a fare il praticantato nel 1993, e iscrivendomi, appena conseguita l’abilitazione, all’albo degli avvocati.
E’ da trentadue anni, che frequento le aule di giustizia.
Come si sente come donna, non come professionista, ma come avvocato che difende una persona, che sa che è veramente colpevole, e deve cercare il modo, non dico di ottenere l’assoluzione, ma quantomeno di ottenere una pena molto più indulgente?
Premesso che uomo o donna, nel nostro sistema giudiziario, abbiamo un principio garantito dall’art. 24 della Costituzione, che è quello del diritto alla difesa, diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento, indipendentemente dal fatto che ad essere difeso, sia un colpevole o un innocente.
Questo è un principio sacrosanto del nostro ordinamento.
Come donna, trovo che molte vicende umane mi hanno coinvolta, anche emotivamente. I casi umani, ed in particolare quelli nel processo penale, penso non possano lasciare un avvocato indifferente.
E il cliente, questo lo percepisce in senso positivo.
Quanto sono sinceri i clienti?
Il rapporto di fiducia e di sincerità tra avvocato e cliente, è fondamentale per predisporre un’ adeguata difesa.
La difesa, consiste nel cercare tutti gli elementi a favore dell’imputato, perché la colpevolezza, rispetto ad un fatto-reato, può essere nulla, o può essere in una misura minima o massima, ed il lavoro dell’avvocato, consiste nel ricercare, attraverso l’attenta lettura degli atti e dei documenti, ed attraverso il racconto fatto dall’imputato, o dalla persona offesa, a seconda dei casi, le prove a discarico dell’imputato, (o a carico nel caso di difesa delle vittime) da far valere nel processo.
Per la determinazione della pena, i giudici devono tener conto della gravità del reato, desunta dagli elementi di cui all’art.133 del codice penale, quali ad esempio: La natura, la specie, i mezzi, la gravità del danno cagionato, oltre che dalla capacità a delinquere del colpevole.
Ma quale è il suo stato d’animo? Da una parte la donna e dall’altro l’avvocato?
Cerco di combattere il più possibile, per far valere i diritti, perché so che sto difendendo una persona, che giustamente o ingiustamente, si trova in una determinata situazione, e deve affrontare un processo.
Nello stesso tempo, oltre all’impegno professionale, dal punto di vista giuridico, mi trovo ad affrontare tutto il complesso della situazione psicologica, non solo del cliente ma anche dei familiari, che comunque subiscono le vicende giudiziarie del familiare, che va incontro ad una probabile condanna.
Mi ha sempre molto colpito, dal punto di vista umano, vedere i bambini in carcere, che regolarmente si recano a far visita al padre, o anche se in casi minori, alla madre, o ancor di più, vedere i bambini detenuti con le madri.
C’è sempre un coinvolgimento emotivo, una preoccupazione nel risolvere nel migliore dei modi, un determinato caso, senza ovviamente intaccare l’aspetto razionale, che è fondamentale nell’affrontare i processi.
Quando per la prima volta, sono entrata tanti anni fa, in carcere, sono rimasta molto colpita, perché mi sono resa conto, aldilà di quanto si legge sui giornali, di quante vicende umane molto tristi ci sono, ovviamente senza voler giustificare gli imputati per i reati commessi.
Penso, quindi, che nello svolgimento della professione, oltre al lato razionale, sia necessaria anche empatia tra cliente e avvocato.
Quando viene condannato un innocente, per l’avvocato, è una sconfitta che determina angoscia.
Un avvocato in questi casi, pur sapendo di aver fatto tutto il possibile, soffre insieme al cliente, almeno questa è la situazione che percepisco io.
Come si instaura il rapporto tra difesa ed accusa?
Difesa e accusa, nel processo dovrebbero essere su un piano di parità.
L’accusa, che appartiene al pubblico ministero, secondo quelli che sono i principi del codice, del nostro ordinamento, deve cercare la verità, e per verità significa ricercare anche gli elementi a favore dell’imputato, che possono portare all’assoluzione, o alla richiesta di attenuanti e di una pena adeguata, al fatto -reato.
Nel nostro sistema, non si è sicuramente ancora su un piano di parità, tra avvocato e pubblico ministero.
Si pensi ad esempio, alle indagini difensive che può svolgere l’avvocato, ma che non ha gli strumenti che ha la Procura.
Ancora non c’è questa parità, della quale si parla da tanti anni.
L’avvocato può essere difensore dell’imputato, e quindi ricerca le prove per dimostrarne l’innocenza, o per ottenere una pena adeguata, ma può essere anche difensore delle vittime del reato, e dunque più vicino alla posizione del Pubblico Ministero, nella ricerca di prove a carico dell’imputato.
E il rapporto che si ha con i giudici?
Per quanto mi riguarda, il rapporto è distaccato, ovviamente nel rispetto reciproco dei ruoli.
Ho sempre preferito avere un rapporto distaccato, non amo quei rapporti di amicizia, che possono determinare imbarazzo nella gestione del processo, e che a mio avviso sono inopportuni.
Il giudice è terzo e imparziale, e non deve essere influenzato dalle parti, né dall’accusa né dalla difesa.
Che cosa farebbe per cercare di accorciare i tempi specialmente nel civile?
Nel settore civile, ci sono processi che durano ancora troppi anni.
Con l’introduzione del processo telematico, molte udienze sono a trattazione scritta, e si è notevolmente ridotta, la presenza di avvocati e giudici nei Tribunali, ma nonostante l’introduzione di nuove tecnologie, che dovrebbero servire a smaltire il lavoro, assistiamo ancora a rinvii di cause civili, anche a distanza di due o tre anni, giustificati sempre dalla carenza di personale, e dal carico di lavoro dei giudici.
Negli anni sono state fatte riforme, come ad esempio, l’introduzione dei giudici di pace, sia nel civile che nel penale, proprio al fine di smaltire l’arretrato, ma sta di fatto, che è sorprendente come, nonostante le riforme introdotte negli anni, e le nuove ed avanzate tecnologie, ci ritroviamo ancora a parlare della giustizia italiana, caratterizzata dalla lungaggine dei processi.
Sicuramente dovrebbero essere potenziati i sistemi telematici, che spesso sono caratterizzati da malfunzionamento, che aumenta il tempo di lavoro per tutti gli operatori giudiziari, e per noi Avvocati.
Dovrebbero essere adottati metodi di gestione più efficienti, dovrebbe esserci una maggiore collaborazione tra magistrati, avvocati e cancellieri.
E’ solo mancanza di personale?
La carenza di personale, è la motivazione con la quale ci scontriamo spesso negli uffici giudiziari, quando i tempi di attesa sono troppo lunghi.
Purtroppo, il carico di lavoro lamentato, va ad incidere negativamente sull’attività difensiva, che viene spesso penalizzata.
Faccio un esempio: Sono stati addirittura creati dei protocolli, che per gli scritti difensivi, impongono agli avvocati, di non scrivere oltre un determinato numero di pagine.
Questo a mio avviso, non è certo un modo giusto per smaltire l’arretrato o per accelerare i tempi della giustizia, ma significa in realtà andare a ledere il diritto di difesa.
Anche se negli ultimi anni, la durata dei processi si è ridotta, esistono ancora grosse differenze, con gli altri paesi europei.
Cosa avrebbe voluto fare se non avesse scelto di fare l’avvocato?
Ho fatto sempre e solo l’avvocato, non ho mai pensato a qualcosa di diverso, da quando ho iniziato la pratica forense, che mi ha subito appassionata.
Sicuramente, mi sarebbe piaciuto fare un lavoro a contatto con la gente, ed il lavoro dell’avvocato, che io trovo molto bello, è un lavoro che ti pone sempre in relazione con le persone che difendi, e che ripongono in te la fiducia, condividendo i loro stati d’animo sia positivi che negativi.
Mi sarebbe piaciuto anche cantare e fare teatro.
Quanto sacrifica un avvocato della sua vita privata?
Tanto.
Tanto perché?
Tanto, perché è un’attività che si svolge nell’arco dell’intera giornata. Generalmente di mattina, presso gli uffici giudiziari e nelle carceri, e nel pomeriggio, negli studi per la redazione degli atti, lo studio dei processi, il ricevimento dei clienti etc.
E’ un’attività che coinvolge in pieno, e che non può sottostare a regolari orari di ufficio, soprattutto quando ci sono scadenze o urgenze.
In una città come Roma, poi il tutto è sovraccaricato dalle difficoltà della città, dalle distanze, dal traffico, dalle dimensioni e dal carico di lavoro dei Tribunali. C’è da dire che con la digitalizzazione, molte delle interminabili e famigerate file, che bisognava affrontare nei Tribunali, ora sono sicuramente diminuite, ma nonostante ciò, i tempi della giustizia rimangono comunque molto lenti.
Sono subentrati problemi diversi, che possono derivare dal malfunzionamento del sistema telematico, come blocchi dei terminali, o dei programmi, che non funzionano bene o che sono rallentati…
…nel paesino di Taviano che ha 12.000 abitanti, credo che ci siano una cinquantina di
avvocati…
...siamo un numero notevole in tutta Italia, nonostante i periodi critici per l’avvocatura, che ha determinato tante cancellazioni dall’albo, e un calo di iscrizioni.
In questi ultimi anni, molti colleghi hanno partecipato a concorsi pubblici, ed ora svolgono attività nei Tribunali, o in altre amministrazioni pubbliche.
Gli iscritti all’Albo dell’Ordine degli Avvocati di Roma sono oltre 26.000, e con i praticanti si arriva a oltre 32.000.
È una professione sicuramente non facile, ma molto bella.
Negli ultimi anni si è diffuso di più l’associazionismo, ma in Italia la professione rimane ancora una professione individuale.
Gli studi con tanti avvocati, soprattutto in grandi città come Roma e Milano, nella maggior parte dei casi, non sono studi associati, ma sono strutturati per la condivisione di spese di affitti di appartamenti, spese di segreteria, utenze ed altro, a causa degli elevati costi che si devono affrontare, per lo svolgimento della professione.
Antonio Ventura Coburgo de Gnon
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Intervista all'attrice Eva Grimaldi
Eva Grimaldi , pseudonimo di Milva Perinoni, nata a Nogarole Rocca (VR), è un'attrice e personaggio televisivo italiano . Prima di esordire in televisione, con il popolare programma Drive In, (dove interpretava la guardarobiera) ha lavorato come benzinaia. Lascia però lo show, dopo poche puntate per partecipare al film di Federico Fellini , Intervista .
Prosegue la carriera cinematografica alternando pellicole d'autore. E' anche protagonista di una puntata del varietà di Canale 5, Viva le italiane de Il Bagaglino, in cui venne ripercorsa in maniera ironica, tutta la sua carriera fino ad allora.
Nel 2006, partecipa come concorrente, in coppia con Simone Di Pasquale , alla terza edizione del talent-show Ballando con le stelle, in onda su Rai 1, e condotto da Milly Carlucci , venendo eliminata nella semifinale.
A partire dagli anni novanta, ha soprattutto interpretato diverse fiction televisive di successo, in onda sulle reti del gruppo Fininvest, (poi ribattezzato Mediaset nel 1996).
Nel 2013 torna anche a teatro con lo spettacolo Circe, la figlia del sole .
Ha preso parte come concorrente, alla dodicesima edizione del reality show L'isola dei famosi , in onda su Canale 5, arrivando anche in questo caso fino alla finale, classificandosi al terzo posto, venendo eliminata con l'86% dei voti.
Nel 2018, è di nuovo al cinema con due film: la commedia Il mio uomo perfetto, recitato accanto a Nancy Coppola, Francesco Testi e Nadia Rinaldi e con la regia di Nilo Sciarrone, ed il thriller Respiri, primo lungometraggio di Alfredo Fiorillo, presentato in anteprima al Festival del Cinema Europeo, interpretato assieme ad Alessio Boni , Pino Calabrese, Lino Capolicchio e Milena Vukotic .
Nell'autunno 2019 ha preso parte come concorrente alla nona edizione del talent show di Rai 1, Tale e quale show , tornerà come ospite nel 2023 nell'ultima puntata al fianco di Francesco Paolantoni , Gabriele Cirilli e Laura Freddi .
Dal 17 dicembre 2021 al 3 gennaio 2022 ha partecipato come concorrente, a gioco iniziato, alla sesta edizione del Grande Fratello VIP, in onda su Canale 5, venendone eliminata tre settimane dopo. A distanza di due anni, dal 16 dicembre 2024, è ritornata nella casa del Grande Fratello, partecipando alla diciottesima edizione della versione classica.
Nel 2024 è tornata di nuovo a teatro, con lo spettacolo La signora in rosso, diretto da Claudio Insegno, ed ispirato al film omonimo .
Intervista di Antonio Ventura Coburgo de Gnon ad Eva Grimaldi:
Ho incontrato Eva Grimaldi, nota attrice dagli occhi stupendamente magnetici, durante la presentazione del libro di Paolo Di Pofi, nella splendida terrazza Anantara Palazzo Naiadi Rome Hotel.
I suoi prossimi progetti?
Abbiamo questa conferenza stampa al Teatro Off, e presentiamo un testo teatrale, che debutterà il 4 settembre, al festival di Todi. Quindi è bella cosa, impegnativa, che mi porta a studiare tutta l'estate, a fare meno vacanze e per di più studiando. Mi porterò il copione anche in spiaggia, per poter entrare nel personaggio e mandare tutto a memoria cosa che farò anche da casa naturalmente.
Cinema o teatro. Quale preferisce tra i due?
In Italia, le attrici per quanto brave, hanno sempre, dopo una certa età, subito quasi un oblio. Bisogna essere anche realisti, sono grande, e capisco che non posso fare la ragazzina, ed è giusto che sia così, ma posso interpretare ruoli da madre o altro che sia consona alla mia età. E' sempre più difficile trovare ruoli quando sei grande d'età.
In America vedo nelle produzioni hollywoodiane, e non solo, dove attrici, alquanto poco giovani, a volte hanno ruoli da protagonista, o comprimari, o splendidi cammei, e quindi anche in America fanno difficoltà. Hanno ruoli… sì…ma anche loro hanno questi problemi, perché il cinema è un po' più maschile, che femminile. In effetti ieri sono stata a vedere un film bellissimo di Martone. “Fuori” quella con la Golino, Matilde De Angelis ed Elodie sono tre donne, le protagoniste, di varie età. Ecco forse servire più Mario Martone per il cinema.
Abbiamo già detto, che debutterà dopo l'estate in teatro, ma dopo ha qualche altro progetto in cantiere?
Nel cassetto ci sono dei progetti, ma non posso parlarne per scaramanzia. E' un bellissimo progetto, ma non posso parlarne ancora e poi come ben sai per gli artisti la scaramanzia…
Certo capisco e vorremo dire che ci sentiremo ancora, dopo settembre.
Grazie, e a presto.
Marina Bertucci
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Gorni Kramer, un uomo unico, dalle tante facce, che rivive nei suoi pezzi immortali.
E’ stato direttore d'orchestra, compositore, arrangiatore, musicista, polistrumentista, produttore discografico, e autore televisivo. Francesco Kramer Gorni, ma per tutti Gorni Kramer.
Kramer, nasce nel 1913 in provincia di Mantova, e in casa la musica la fa da padrone, grazie al padre fisarmonicista. A causa di quel nome straniero, in molti hanno creduto che non fosse italiano, o che quello fosse un nome d'arte. In realtà Gorni era il cognome, e il nome Kramer, lo aveva scelto il padre, in omaggio al ciclista americano Frank Kramer, campione del mondo nel 1912. E così, invertendo semplicemente il nome di battesimo ed il cognome, Kramer Gorni diventa Gorni Kramer. Fin da piccolo, grazie al padre, che gli insegna a suonare la fisarmonica, si appassiona alla musica, e nel 1930 si diploma in contrabbasso al conservatorio di
Mantova. Terminati gli studi, lavora come musicista in diverse orchestre da ballo. Nel 33, appena ventenne, costituisce il primo gruppo con cui suona jazz. Siamo in pieno regime fascista, e quella musica è vietata, ma Gorni Kramer, ha la possibilità di conoscere quel mood musicale, tipicamente americano, grazie ad amici orchestrali che lavoravano sui transatlantici, che facevano rotta tra l'Europa e l'America. A metà degli anni 30, Kramer si afferma anche come autore di canzoni come, ad esempio, "Crapa pelada", nata sul testo di una vecchia filastrocca milanese (anche se c'è chi ci vede una presa in giro al duce). La canzone, viene portata al successo da Alberto Rabagliati nel 36, e successivamente dal Quartetto Cetra nel 45. Altro suo successo dell'epoca è "Pippo non lo sa", legato al famoso Trio Lescano. Nonostante il grande successo di questi due pezzi, l'EIAR, l'ente radiofonico italiano, continua ad ignorare Kramer reo di fare jazz. Durante la guerra, collabora con il cantante Natalino Otto, anche lui non amato dal regime, per il suo swing. Ed è sempre in quel periodo, che nasce una proficua collaborazione con il Quartetto Cetra. Per loro, scrive pezzi indimenticabili come "Nella vecchia fattoria", "In un palco della scala", "Donna", "Concertino". A fine guerra, e più precisamente nel 49, altro incontro fondamentale per Kramer, è quello con Garinei e Giovannini, con i quali dà vita ad un lungo sodalizio artistico. Dal loro genio nascono commedie musicali interpretate tra gli altri, da Renato Rascel, Walter Chiari, Delia Scala. I titoli? "Gran baldoria", "Attanasio cavallo vanesio", "Buonanotte Bettina", "Alvaro piuttosto corsaro", "Un paio d'ali", "Un mandarino per Teo". Le canzoni tratte da questi spettacoli, sono famose ancora oggi. "Un bacio a mezzanotte, "Non so dir ti voglio bene", "Merci beaucop", "Cheri", "Simpatica", "Soldi soldi soldi" e l'indimenticabile "Domenica è sempre domenica", che dalla commedia "Un paio d'ali", interpretata da Giovanna Ralli, diventa la sigla del celebre "Musichiere".
Con la neonata televisione, il volto di Gorni Kramer diventa uno dei più noti del piccolo schermo. Il suo debutto avviene nel 54, accanto a Lelio Luttazzi, con "Nati per la musica". Il grande successo popolare, arriva grazie al "Musichiere", condotto da Mario Riva dal 57 al 60. Qui Kramer, partecipa con la sua orchestra, per l'occasione ribattezzata "I musichieri".
Seguono altri programmi come: "Buone vacanze", "Giardino d'inverno", "Leggerissimo", "Quelli della domenica", "La domenica è un'altra cosa". Nonostante l'indiscusso talento musicale, Kramer non fu per niente lungimirante in ben due occasioni. Secondo lui, i Beatles non erano destinati a lunghi successi, e la famosa "Volare" di Modugno, lo trovava scettico (nessuno è perfetto). Verso la metà degli anni 60, si ritira progressivamente dalle scene, continuando a lavorare in ambito musicale, come autore ed editore per la televisione. Come ospite, partecipa alla prima puntata del varietà "Milleluci", accanto a Mina e Raffaella Carrà, e nel 78, Vito Molinari, gli dedica il varietà in due puntate "Kappadue", dove il musicista ripercorre la propria carriera, affiancato da artisti come Caterina Valente, Marcello Marchesi, Quartetto Cetra, Sandra Mondaini, a lui molto cari. Nel 91, la Rai gli dedica lo spettacolo "Merci beaucop Gorni Kramer", ambientato in piazza Sordello a Mantova, con la partecipazione di una big band appositamente riunita, formata da Franco Cerri, Nicola Arigliano, Ladri di biciclette e Rossana Casale. Nonostante fama e talento, Gorni Kramer ebbe un rapporto contrastato con il festival di Sanremo. Nessuna sua canzone fu mai premiata, nonostante abbia partecipato parecchie volte come autore.
Gorni Kramer, muore a Milano nel 95. Ci lascia un uomo unico, dalle tante facce, che rivive nei suoi pezzi immortali.
Daniele Lorenzetti
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