Uno dei maestri dell’Alta Moda è Vittorio Camaiani. Lo seguo da molto e quello che mi piace di lui come professionista, è vedere evolvere la sua creatività pur rimando sempre nello stile da lui creato e perseguito. Come uomo mi piace la sua modestia e riservatezza, cosa abbastanza rara tra i creatori di moda che si sentono, non tutti, chiaramente, delle star holliwoodiane.
Ancora una volta nella splendida location di uno dei palazzi storici di Roma presenta la sua collezione. Qual è stata la fonte d’ispirazione femminile in queste creazioni che vedremo prossimamente?
La Galleria del Cardinale Colonna è una passerella naturale per il nostro atelier e per l'alta moda italiana.
Questa volta il volto della collezione è quello di molti popoli, con usi e costumi ovviamente diversi. Mi piaceva l'idea di togliere i confini e creare uno stile unico.
Come articola la nascita di una collezione? Prima i disegni e poi la scelta dei tessuti o viceversa, come se i tessuti le potessero parlare?
Pensieri, emozioni, visioni spesso sono il motore per la nascita di una collezione. A volte, anche dal tessuto può arrivare un'idea.
IL tempo e la maturazione, ti permettono di mutare anche questo percorso, avvicinandolo a quello che ci circonda e attualizzandolo al momento che si sta vivendo.
La sua collezione si colloca nella fascia dell’alta moda o in quella del pret a couture?
E' una collezione dove vivono le 24 ore, nella parte giorno ci sono lavorazioni tipicamente prêt à porter e dopo le 19 troviamo capi più vicini all'alta moda.
Nella scelta dei tessuti, tende ad essere tradizionale con fibre nobili o è anche aperto a tessuti tecno?
A secondo la narrazione della collezione, inserisco fibre naturali, ma non rinuncio a tessuti con tecniche più attuali o tecnologiche.
Ovviamente per storia e nascita preferisco materie naturali o come spesso le definisco con questa frase "AD OCCHI CHIUSI".
Quanto della sua cultura personale c’è nelle sue collezioni?
Sicuramente la nostra storia è dentro al nostro fare, ecco perché poi è tracciabile una visione su ciò che creiamo.
So che ama viaggiare e spesso le sue creazioni subiscono l’influenza del paese visitato, o ci sono anche altre ispirazioni?
In questa collezione dal titolo senza confini, il viaggio è l'attore principale, direi che ancor più forte, visto che raccontiamo cinque continenti, e ne fondiamo usi e costumi.
Ovviamente ogni collezione è un viaggio a sé, un tramonto, un quadro, un libro può farti iniziare un nuovo racconto, che noi realizzeremo con ciò che ci è più naturale il tessuto.
E’ penalizzante non essere in capitali della moda come Roma, Milano, e Firenze come Atelier?
La mia città San Benedetto del Tronto è perfetta per la costruzione delle nostre collezioni, è a dimensione d'uomo, piccoli artigiani, sarte, ricamatrici, cappellai sono più facili da seguire anche legati al fatto che collaboriamo ormai da molti anni.
Poi le grandi città fanno da sfondo alle nostre collezioni, e clienti vecchie e nuove hanno modo di acquistare i nostri abiti.
Come si comporta quando una sua cliente non propriamente di taglia 40 decide di volere una sua creazione che non è adatta alla sua fisicità?
Ho un rapporto di rispetto con chi si affida a me per una consulenza, e questo mi aiuta a conoscere bene la persona, spesso più nell'anima che nel corpo, e ciò aiuta nel condurla all'abito giusto.
A che tipologia e fascia di età si adattano le tue creazioni?
Pensando a che fascia di età tocchi la nostra collezione, mi capita spesso di sentire clienti con figlie o nipoti che mi chiedono di nuovo un capo, perché non è più nel loro armadio.
In una frase potrei dire senza età e mi permetta la battuta "senza confini".
Vista la precarietà delle finanze delle famiglie ultimamente, riesce ad abbassare i prezzi, magari con tecniche sartoriali che facciano diminuire il costo o addirittura la ricerca di tessuti con un prezzo più abbordabile?
La nostra è una collezione che guarda da sempre al tempo reale, anche gli abiti da sera, con tessuti in seta e orli fatti a mano, abbandonando ricchi ricami, così da costare meno senza perdere di importanza.
Molte collezioni, vengono fatte con tessuti concorrenziali che vengono, e ne cito una per tutte, dalla Turchia. Lei ha mai usato materiali esteri per abbassare i costi, o preferisce sempre anche nei tessuti il made in Italy?
Generalmente utilizziamo tessuti di fabbricazione italiana, ma le dico che oggi, con un mercato così aperto, è anche possibile che qualche tessuto distribuito da aziende italiane, provenga anche dall' estero.
Una curiosità: Con quale criterio sceglie le modelle, e perché come ormai tutti le fate sfilare come se andassero al patibolo?
Spesso le modelle vengono preparate nelle agenzie a sfilare in modo diverso a seconda il tipo di collezione e prodotto da interpretare, noi chiediamo alle nostre modelle di regalare un sorriso ai nostri ospiti ma ovviamente non tutte lo fanno.
Come tutti i grandi lei già è proiettato alla prossima collezione, Un anticipo?
La nuova collezione è in costruzione ma nella certezza che parleremo di nuovo insieme, preferisco lasciarle una sorpresa.
Le anticipo solo che metterò sempre il cuore...
Antonio Ventura Coburgo de Gnon
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Conoscere Massimo Bomba, è conoscere una persona che racchiude un mondo di interessi, che non si fermano all’hobbistica, ma che sono vere e proprie professioni. Leggendo l’intervista, potrete capire quanto sia poliedrico nell’essere un artista.
Lei è un artista alquanto eclettico. I suoi interessi spaziano in varie arti. Sono cominciate tutte insieme o è stato un processo nel tempo?
Sicuramente è stato un processo nel tempo...mai avrei pensato di fare lo stilista...mai avrei pensato di scrivere...e tantomeno di astrologia. Le passioni, se così le vogliamo chiamare, si concretizzano da sole. Certamente ci deve essere una predisposizione naturale. Mi dilettavo facendo dei disegni di testa mia. Un amico stilista, che aveva frequentato l'Accademia di Moda, di Rosana Pistolese, mi consigliò di iscrivermi, e cosi cominciò il mio percorso ...
Come stilista quali sono stati i suoi esordi? E continua a creare?
Appena finita l'accademia, mi presentarono a Clara Centinaro, che era una storica firma della moda, in calendario nella settimana di Alta Moda della capitale. Questo incontro divenne un momento incredibile per me, che mi permise di conoscere un mondo, dove non solo si disegnava e si creava, ma era necessario possedere grandi capacità di comunicazione, con i media e le persone. Un periodo nel quale appresi a muovermi in questo ambiente...per niente facile.
Quale sono le sue fonti d’ispirazione e le donne alle quali si rivolge?
In Accademia, è stata sicuramente la storia dell'arte e del costume, che mi colpì maggiormente, e i costumi più originali di tutte le epoche. La mia tesi fu impostata sul settecento, forse, una delle epoche più emblematiche, per i costumi e le acconciature, che erano folli ed esagerate, quasi a presagire un gran finale di tutto un periodo...come un simbolo...le famose acconciature di Maria Antonietta, hanno affascinato gli stilisti e i disegnatori di tutti i tempi.
Cosa pensa dell’attuale moda?
A mio avviso, la moda attuale, riflette la crisi profonda che stiamo vivendo. Certo è, che un mondo è finito, la creatività artigianale è stata sostituita, da una folle e spesso mostruosa esposizione mediatica, sui social, dove un’immagine è più importante di un abito o di un prodotto. Dura un attimo...il tempo di un post...e poi si ricomincia. Mi sembra un sistema vuoto e folle, che non mi interessa.
Perché l’alta moda a Roma è quasi scomparsa?
Forse è proprio per questo che l 'Alta Moda è scomparsa da Roma, oltre ovviamente, agli interessi economici che si muovono dietro a qualunque cosa, e la miopia di tanti politici, che non se ne sono saputi occupare. Quando certi personaggi hanno lasciato Roma, per Parigi, questo è stato il colpo di grazia!
La sua passione per la pittura deriva da un suo DNA, o da studi fatti in accademia?
La mia passione per la pittura, è conseguenziale al mio percorso. Già mentre frequentavo l'Accademia, i bozzetti più belli e lavorati, li ho trasformati in veri e propri quadri. Poi chiaramente le cose vanno da sè. Abbiamo tanti semi dentro di noi, e appena trovano il terreno fertile, si manifestano.
A quale scuola o genere rientra la sua pittura?
Non so se ho un genere, o appartengo a una corrente, e francamente non mi interessa. Ho sempre mantenuto la mia indipendenza creativa. Ritengo che, appartenere a qualunque categoria, sia limitativo e in fondo nemmeno tanto attendibile. Si vede chiaramente la mano rapida da disegnatore, forse ho un tratto particolare, che mi distingue, almeno così credo, ed è quello che mi dicono.
Cosa ne pensa dell’arte gestuale o arte concettuale? Cerco di spiegarmi meglio. Una pala messa su un cubo, può ritenersi arte?
Arte gestuale...guardi...se ne può parlare per ore, senza capirci nulla o mettersi d’accordo sui concetti...appunto...grandi pensatori, hanno detto che tutto è arte...che la vita di ognuno di noi è arte...e possiamo anche essere d'accordo. Ma da questo, a dire che anche un mucchio di stracci è arte...si ok, può essere l'idea per far riflettere, ma poi in chiesa mi piace la pala del Veronese o di Caravaggio...francamente! Ecco questa è la pala che mi piace, quella sul cubo, molto meno.
Prima di prendere i pennelli in mano, ha già un’idea di quello che vuole rappresentare nella tela o si lascia guidare dal momento?
Tutto nella mia vita, non è mai troppo programmato. Ho capito che è meglio lasciarsi guidare dalle sensazioni del momento, cogli l'attimo, il Carpe Diem degli antichi, che ne sapevano più di noi. Siamo stati travolti e rovinati, dal pensiero razionale dell’Illuminismo, e che tante nostre capacità, più che illuminarle, le ha completamente spente!
Quale artista trova più affine al suo genere di pittura?
Mi piace Tolouse Lautrec. Il suo segno rapido, i suoi colori utilizzati dalla sua testa, aggiunto al periodo storico, che era pieno di fermenti e di vita...
E veniamo al suo interesse per i pianeti, e a come influenzano la vita delle persone. Quando le è nata questa passione?
Lo studio dei pianeti, è stato al solito casuale. L’istinto, che è una potenza incredibile, sepolto sotto il peso della ragione, imposta e controllata, mi ha portato ad approfondire questo argomento, che secondo me è serissimo e profondissimo, spesso venduto nei salotti con quattro stupidaggini, per fare cassa. Io non scrivo oroscopi, solo qualche amico riesce a estorcermi ipotesi di oroscopi. Cerco di far capire, quando ne scrivo o ne parlo, quanta conoscenza si celi dietro a questo argomento. E’ il mondo antico e ancestrale dei miti, che creando un algoritmo di possibili ipotesi, ci suggerisce eventuali percorsi o possibilità.
So che la luna influenza le maree e quindi l’acqua in generale del nostro pianeta. Ora chiedo: Visto che siamo fatti di acqua influenza anche il nostro corpo? E come?
Anche la Luna, uno dei simboli più misteriosi ed affascinanti dell'astrologia, è evidente che può influenzare, ben oltre la fantasia creativa dei fratelli Grimm, o di La Fontaine. Anche il nostro corpo, e soprattutto il nostro inconscio, la parte nascosta di ognuno di noi ne è influenzato.
E come se non bastasse, si occupa anche di essere un addetto stampa o PR. Mi sbaglio?
Non bastava tutto quello di cui si occupa, come mai aggiunge anche questo interesse?
Guardi, conoscendo tanta gente e scrivendo sui giornali, si diventa, anche non volendolo, un punto di riferimento, un collegamento tra le persone, che nel tempo si conoscono e si collegano tra loro. Se vivere significa essere un ufficio stampa, allora lo sono in pieno!
Antonio Ventura Coburgo de Gnon
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Continuano le mie interviste sulle professioni, arti e mestieri, per far si che alcune realtà vengano alla luce con informazioni veritiere e di prima mano.
Lei è un'estetista di provata professionalità. Quali requisiti deve avere l'estetista?
Un aspetto curato, disponibilità all’ascolto, massima discrezione e una buona
dose di umiltà.
E' stato sempre un suo desiderio essere un'estetista?
No!
Quanto è necessario e indispensabile aggiornarsi?
È fondamentale se si vuole svolgere bene il proprio lavoro.
Le macchine aiutano o si possono non usare?
Utilizzarle oppure no è una scelta professionale guidata dalla preparazione e
dalla formazione da cui si proviene. (Scuola e corsi aziendali nella maggior
parte dei casi). Nel caso si scelga di non usarle ciò comporta uno studio
costante e a 360° gradi di tutto ciò che concerne salute e benessere.
Quali sono le scuole che lei consiglia a chi vuole intraprendere la professione di estetista?
Accademia o scuola d’arte per acquisire la conoscenza di ciò che significa
“Senso del Bello” e quindi esprimerlo in estetica applicata professionale che è
ciò di cui si occupa l’estetista. A seguire scuola Regionale per estetiste
necessaria per acquisire la qualifica di estetista e poter entrare nel mondo del
lavoro.
Non pensa che sarebbe ora che diventasse un diploma universitario?
Certo che si! Siamo in ritardo di 30 anni. Malgrado l’Italia sia l’unico paese
Europeo che può vantare una legge la 1/1990 che regolamenta e disciplina il
settore, ciò malgrado la formazione è carente dal punto di vista culturale vero
e proprio, intendendo con questo che la professione pretende una
preparazione tale per cui si sia in grado di comprendere appieno l’efficacia di
una formula cosmetica, dei suoi principi attivi, del suo dosaggio, del metodo
applicativo eccetera, tutti elementi indispensabili per attuare la scelta del
trattamento che sia il più idoneo possibile alla problematica che ci si trova a
trattare. Ma non solo, nel caso di collaborazioni interdisciplinari, per esempio,
è di assoluta necessità comprendere ed esprimersi con lo stesso linguaggio
per poter offrire il massimo dei risultati all’utenza senza il rischio di
fraintendimenti per pericolose lacune.
Come scegliere i prodotti da usare, quali sono i criteri?
. I criteri per quanto mi riguarda continuano ad essere sempre gli stessi.
Valutare la serietà aziendale, chiarezza nell’etichettatura, competenza dei
biocosmetologi che creano le varie formule. Massima attenzione ai risultati
dei test che vengono effettuati e un serio approccio oggi più che mai
necessario, alla sicurezza e alle misure che l’azienda adotta dal punto di vista
ambientale.
Cosa consiglia a chi si approccia a questa professione?
Di non sentirsi mai “arrivati”. Questa è una professione in continua e costante
evoluzione e la ricerca è sempre un passo avanti, quindi coltivare la sana
ambizione di saperne sempre di più documentandosi su più fronti. Non
rendersi schiave/i delle mode che quasi sempre deviano nel ridicolo ma
comunque conoscerle a fondo e valutare se attuarle.
Ora come ora, la professione di estetista è stata appannaggio delle donne, pensi che ci sia posto per estetisti uomini?
. In realtà non è proprio vero che sia così. I più famosi visagisti sono stati e
continuano ancora oggi ad essere uomini, così come molti massaggiatori.
Piuttosto le pari opportunità, in questo settore, come in tanti altri, sono state
sempre fraintese. Sono del parere che il genere maschile tenda sempre a
ghettizzarsi mentre il genere femminile per natura è inclusivo, infatti
cominciano ad essere sempre più numerosi i centri estetici che si avvalgono di operatori uomini. Ad esempio nel mio studio la presenza degli operatori maschili è stata più o meno sempre presente ed è bene accettarla dall’utenza sia maschile che femminile. Rimane il punto fermo della massima serietà e riservatezza, ma se si è professionisti l’utenza lo avverte immediatamente e si affida con fiducia. Il comportamento sia maschile che femminile deve essere inappuntabile per evitare qualunque genere di fraintendimenti ed equivoci.
Che differnza esiste tra estetista, visagista e truccatore?
L'estetista si occupa e cura la parte estetica, ed a volte non solo quella, di tutto il corpo, curandone ogni aspetto, dalla pulizia, esfogliazione e via di segiuto. Il visagista, si occupa solo del viso, della sua pelle, e di renderlo luminoso e pronto al trucco. Il truccatore con la sua maestria trucca il viso, correggendo eventuali inestetismi o asimmetrie del viso.
Quanto ha sacrificato della vita privata per la su professione?
Moltissimo! Non solo per ciò che riguarda la conduzione del mio centro estetico quanto piuttosto per l’impegno politico – sindacale profuso e finalizzato a favore e sostegno della categoria, fin dagli inizi della mia attività, portano anche la mia firma la legge del Gennaio 1/1990 che ha emancipato la categoria estetiste ( fino ad allora definite “affini”) da quella dei barbieri e parrucchieri; a seguire il primo contratto collettivo nazionale di lavoro della categoria; poi l’approvazione regionale per l’odontotecnica sociale consentendo di poter ottenere ausili (apparecchi dentari) a chi non avrebbe potuto ottenerle per condizioni economiche e fruire delle cure dentistiche correlate; stimolato il volontariato negli ospedali e case di cura in cui vengono effettuate le chemioterapie per insegnare ai soggetti che affrontano tali difficoltà che si può e si deve continuamente essere, con alcuni accorgimenti, belli/e affrontando con meno conflitti l’iter terapeutico. Oggi l’estetista oncologica è una realtà formativa che va sempre più affermandosi e presto sarà ufficialmente e legalmente riconosciuta, come branca specialistica dell’estetica appunto.
Organizzazione dei corsi di aggiornamento territoriali e congressi anche a carattere nazionale. Tutto questo ha ovviamente sottratto tempo e presenza alla famiglia ma ho avuto la fortuna di poter contare sul sostegno di mio Marito e sulla comprensione dei miei Figli che hanno creduto in me e condiviso il mio impegno.
Antonio Ventura Coburgo de Gnon
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Una bella iniziativa, anche se non di tradizione salentina, famosa quella di Genzano, ma che può iniziare una tradizione che potrebbe dare lustro e portare turisti per l’occasione.
Sono con la presidentessa dell’AMA, di cosa si interessa la vostra associazione?
E’ un’associazione per gli antichi mestieri artigianali, che si occupa proprio di valorizzare, e riprendere, le antiche, o meglio gli antichi lavori femminili di una volta, dalla tessitura al ricamo alla sartoria, etc.
Ma come vi è balenata l’idea dell’infiorata?
L’idea dell’infiorata non è tipicamente nostra e non è stata mai realizzata…
…negli anni precedenti, sono stati realizzati dei quadri floreali, vicino ai sagrati delle rispettive parrocchie. L’idea c’è sempre stata. Quest’anno l’ho proposta, spinta da spirito di collaborazione, di condivisione con la cittadinanza. L’idea era quella di far collaborare tutti.
Ma lei è di Taviano?
Si sono di Taviano.
Avete sicuramente avuto delle collaborazioni…
…difatti hanno collaborato tutti, dalle case di cura, alle case d’accoglienza, ai bambini delle suore, e tante signore alle quali abbiamo portato i fiori a casa per la preparazione degli stessi. Un grazie va dato a tutti i floricoltori e le aziende florovivaistiche, che ci hanno regalato tutti i fiori.
Quindi l’infiorata non ha dei costi?
I costi sono stati limitati, i fiori sono stati donati, così come il riso ed il sale e tutto quello che è stato utilizzato.
Quindi si può dire che i costi sono stati quasi a zero?
Certo, se i fiori si sarebbero dovuti comprare avremmo avuto un costo, ma per fortuna, così non è stato.
Pensate di ripetere l’infiorata, l’anno prossimo, magari anche negli anni futuri, facendola crescere, con l’aiuto del comune. Lo avete chiesto?
L’amministrazione è stata molto presente in questo evento…
…ma non vedo il patrocino sul cartellone,
non ha dato nient’alto oltre alla chiusura della strada?
Oltre alla chiusura, si è fatto carico della pulizia di tutti i giorni. Noi abbiamo prodotto molti rifiuti, anche se ecologici, dai fiori non utilizzati, a vari materiali d’imballaggio, e di materiale da raccogliere ve ne era tanto. Ha messo a disposizione un agente, che ha sorvegliato il lavoro dopo che noi abbiamo finito, per circa tre ore, e poi l’amministrazione è stata presente per ogni bisogno. Ripeto, ogni giorno avevamo scatoloni di materiale, che è stato raccolto senza problemi, e poi alla fine, ci sarà la pulizia della strada. Il comune ha collaborato per quello che ha potuto.
Antonio Ventura Coburgo de Gnon
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Da qualche anno, esiste su Facebook, un gruppo chiamato “scotto e stonato”. Un goliardico gruppo, che ha appassionato molte persone compreso me, che ne faccio parte. Trovo l’idea straordinaria, perché questo gruppo, coinvolge in prima persona tutti i membri, con serate a tema, o concorsi canori, o lotte per il piatto più valido, tanto da vincere il “ciciaro d’oro”. Ma quello che più conta, che nel gruppo vi è una coesione, che ha poi fatto scaturire vere e proprie amicizie. Un’idea fantastica del fondatore Vito Manni.
Sono con Vito Manni, ideatore del gruppo, al quale rivolgo alcune domande per conoscere meglio le motivazioni che lo hanno portato a fondare il gruppo “scotto e stonato”.
Quando e come le è venuto in mente di creare questo gruppo?
Come mi è venuto in mente? Nel periodo precedente il Covid, sui social erano intenti a scrivere e parlare, e mi rimaneva difficile seguire tutti. Considerando che la musica è importante per me, ma mi piace ancora di più la buona cucina, mi sono iscritto in uno dei tanti gruppi, condividendo delle canzoni. L’amministratore del gruppo, vista la mia preparazione in campo musicale, mi ha chiesto se desideravo diventare amministratore. Devo riconoscere che sono rimasto basito, perché non sapevo cosa significasse, essere amministratore di un gruppo su Facebook. Pensandoci mi sono detto: ”Posso quindi fare un mio gruppo”? E mi sono chiesto: “Che cosa mi piace parlare nel gruppo? Chiaramente musica e cucina. Davanti al computer, ho iniziato a pensare quale nome dare al gruppo, ed ho deciso che “scotto e stonato”, sarebbe perfetto, poiché cotto e intonato sarebbe stato alquanto banale”. E la decisione fu presa. All’inizio lasciai la porta aperta a tutti, per poter partecipare come membri iscritti al gruppo, in seguito presi la decisione di limitare le iscrizioni. Preferivo che aderissero al gruppo persone selezionate, che conoscevo, sia del luogo che dei paesi limitrofi. Scherzando e ridendo siamo diventati 700 iscritti. Questa è la sintesi della nascita di questo fortunato gruppo, che dopo 5 anni continua ed essere vivo e fertile, dando il meglio di se in determinate situazioni, anche umanitarie.
Ho notato che organizzate diverse serate a tema!
Si, organizziamo serate o giornate, per incrementare e far conoscere i nostri gusti e i piatti salentini, con un gourmet tradizionale. Le serate a tema, sono organizzate per stare insieme principalmente, che è la parte importante del gruppo, il socializzare tra i membri, e potersi conoscere di persona. Conduco il gruppo come se fosse una radio con le varie rubriche. La mattina, la canzone del giorno, a mezzogiorno il piatto che si sta preparando per pranzo, e che postano i membri, spesso solo donne del nostro gruppo. Per i piatti postati vi è un piccolo concorso che culmina con l'assegnazione del "Ciciaro d'oro", che non è reale, ma solo un'immagine postata. Pubblico ciò che piace, e organizzo questi eventi alquanto mirati, tipo il “mortadella day”, “la polpetta night”, la serata braceria, e sono tutte invenzioni, con lo scopo di stare insieme, dove ogniuno porta qualcosa di suo, oltre ad una piccola quota, che serve per le spese, e se resta qualcosa, viene cumulato e poi devoluto in beneficenza.
Allargare il giro non limitandosi solo a Racale e zone limitrofe, magari solo per gli eventi?
No, assolutamente no! Non ne ho la voglia, e direi di più che abbiamo ridotto i membri da 700 a 400, che rimane sempre un bel numero di partecipanti. Abbiamo eliminato quelli che si erano iscritti ma poi non partecipavano mai, e non è lo scopo del gruppo. Quindi o si sta dentro, o si sta fuori, questa è la prerogativa principale del nostro gruppo.
E l’idea del regno do “Eraclea”?
A farmi diventare re del regno di “Eraclea”, è stato un mio amico, che per la prima volta mi appellò con il titolo di re. E’ il mio amico Mauro Gaetani, che tu credo conosca. In effetti Mauro mi appellò lore tutto attaccato. Non conoscevo la frase di Abatantuono detta in un film che non avevo visto. Considerando il fatto che sono il capo di questo gruppo, quindi un re del gruppo, mi ha dato adito a sviluppare l’idea del regno di “Eraclea, nome latino del paese di Racale, facendo poi la distribuzione, come in ogni regno, di titoli nobiliari ad amici e parenti, elungi da me l’idea del nepotismo, in questo caso sudditi. Avevo costruito un albero, che io scherzosamente appellavo “ginecologico”. Un regno fatto di tanti sudditi, e molti con titoli nobiliari o cariche onorifiche, mondo della nobiltà che tu conosci bene, meglio di me, facendone parte. L’idea ha avuto successo, anche se ora l’interesse è un po’ scemato, ma resto sempre il re “Vito I”. In un primo momento mi dava molta soddisfazione sotto l’aspetto speculativo, perché i sudditi venivano a casa a frotte, per omaggiarmi o portare qualcosa in dono. Tutto questo in maniera assolutamente goliardica, che è poi la forza del nostro gruppo, quello di continuare ad aver voglia di goliardia, evitando argomenti politici o partitici, di religione e sport. Argomenti tabù, come le parolacce, che sono bandite. In questo modo si evitano i conflitti, su argomenti che portano a questo. Proprio questi motivi mi hanno indotto ad uscire da Facebook tradizionale ed a creare un mio gruppo e una mia famiglia.
Antonio Ventura Coburgo de Gnon
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