corpo 10 settimanale online

Purtroppo lo stato non tutela le maison d’alta moda e ne sono sopravvissute poche, ed i giovani che si affacciano nel settore fanno fatica non avendo alle spalle capitali o chi investe su di loro. La conseguenza? Una “morea"!

   

 

 

germana marucelli profilogermana marucelli abitiabiti di germana

Sonoamico di Antonio Ventura, fondatore e anima di Corpo10.eu, e spesso ci sentiamo per parlare e discutere di vari argomenti. Il suo passato da couturier, e la mia passione innata per la moda, hanno dato spunto a conversazioni, ricordi e, spesso, a quesiti che quasi sempre restano irrisolti. Uno di questi, è l'innegabile divario tra il sistema moda francese e quello italiano. La nostra comune perplessità nasce dalla constatazione che, a Parigi, dettano ancora moda "Maison" che nascono addirittura nei primi anni del novecento. Tanto per citarne alcune... Chanel, Lanvin, Balenciaga, Dior, Saint Laurent, Schiaparelli. Questi brand, anche se spesso totalmente snaturati e stravolti, da chi li aveva creati, ancora oggi dettano moda. Ma, quali sono i fattori che determinano questa longevità quasi immortali? Sicuramente l'essere stati acquisiti da colossi del lusso, che hanno facilitato, potendo investire su designer talentuosi, e strateghi del marketing. Probabilmente, la Francia, negli anni ha investito sulla salvaguardia dei suoi marchi, più prestigiosi, trattando la moda come arte da tutelare, pur essendo una voce in attivo dell'economia. A questo punto la riflessione è puntata sulle sartorie di casa nostra, che hanno fatto grande il made in Italy, totalmente sparite dal sistema moda, e inevitabilmente dimenticate. Potendo datare il momento preciso della nascita della grande moda italiana, cioè quel 12 febbraio 1951, a villa Torrigiani, per mano del marchese Giorgini, quando 10 sartorie hanno presentato i loro modelli, davanti ad un gruppo di buyers americani. Fra questi 10 "pionieri" c'è la fiorentina Germana Marucelli, la "sarta intellettuale", che si è adoperata attivamente per il made in Italy, lavorando per creare uno stile proprio fin dal dopoguerra, scostandosi definitivamente dalla "Haute couture" francese. Germana nasce vicino a Firenze nel 1905, e a soli 11 anni, inizia a lavorare nella sartoria degli zii. Nel 1932, si trasferisce a Genova, per dirigere una sartoria. Questo, grazie alla sua memoria, che le permette di copiare perfettamente i modelli che arrivano da Parigi. Nel 1938, si sposta a Milano per aprire il proprio atelier. Non è facile lavorare con i diktat, imposti dal neonato Ente Moda, voluto dal regime, che imponeva l'uso di tessuti italiani, (autarchici) non sempre di qualità e di dubbia resa. Durante la guerra si trasferisce a Stresa, dove le famiglie della buona borghesia sono sfollate, e dove mantengono le abitudini di prima del conflitto. Così Germana, continua la propria attività per soddisfare le clienti. Le signore, dopo le logiche ristrettezze, causate dalla guerra, hanno voglia di recuperare, quel gusto e quella femminilità ormai dimenticate, e Germana Marucelli, comincia a creare modelli ricchi e sontuosi, anticipando di fatto, quello che sarà definito "new look", la svolta epocale che dà Christian Dior nel 1947. Il ritorno a Milano, dà vita ai "Giovedì di Germana Marucelli", un punto di incontro tra artisti e intellettuali, (20 anni dopo Krizia darà vita ad una cosa analoga). La fama internazionale, arriva quando decide di rilevare la prestigiosa sartoria Ventura, la più famosa negli anni 30/40, che vede uscire dai propri laboratori l'abito da sposa di Maria José, e quello di Edda Mussolini, e non solo. Pienamente convinta che moda, arte, letteratura e storia vadano di pari passo, nel 54 disegna la linea "fraticello", ispirandosi ai pittori italiani del 400, nel 1960 la linea "Manzù", collaborando con l'artista stesso. E quella con Manzù, non rimane l'unica collaborazione con artisti contemporanei. Attenta al cambiamento del costume, e del nuovo corso che vede la donna sempre più indipendente, nel 1960, disegna la linea "pannocchia", creando tailleurs dalle linee comode e pratiche, studiati per le donne moderne. E se nelle passerelle di oggi, ci sono sempre più proposte "no gender", che sembrano rappresentare una nuova frontiera, l'idea non è così attuale e innovativa, se pensiamo che Germana Marucelli, nel 1967 firma la sua prima linea unisex. In quel periodo, apre un atelier a Roma, in piazza Mignanelli, accanto a Piazza di Spagna, (l'attuale sede di Valentino) dove tra le altre, si poteva incontrare Mina che sceglieva i suoi outfit, per gli show del sabato sera. Germana nella sua carriera lavorativa, ha dimostrato di essere ottima conoscitrice dello stile e dell'animo femminile. La sua continua ricerca stilistica, si concentra sulla realizzazione di abiti che non avvolgono il corpo, ma ne sono l'estensione. La grande scrittrice Fernanda Pivano, racconta del momento in cui il new look di Dior, appare in passerella a Parigi. Pur riconoscendo certe sue intuizioni, identiche a quelle che sfilano a Parigi, Marucelli non pensa ad un eventuale plagio, ma all'importanza dell'idea. L'intuizione di aver capito ciò che le donne volevano. (non importa chi sia arrivato prima) Dopo una carriera di premi, riconoscimenti, e la creazione del premio di poesia San Babila, nel 11972 si ritira dalle scene del fashion system, continuando però a vestire le fedeli clienti. Marucelli ci lascia a Milano nel febbraio del 1983.  A questo punto, leggendo vita e carriera di questa couturier nostrana, si deduce che non ha nulla da invidiare ai nomi altisonanti d'oltralpe. In Francia, a parer mio, la "Maison Marucelli" farebbe parlare ancora di sé. In Italia è sconosciuta ai più. E questo deve far riflettere.

Daniele Lorenzetti 

 

 

Direttore Editoriale
Antonio Ventura Coburgo de Gnon

Direttore Responsabile
Marina Bertucci

Collaboratori
Daniele Lorenzetti - Gianni Bonano - Antonello Zanini 

Credits: 
Tony Barattiero | Computer Grafica siti web 

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