Il comunicato di Salento per la Palestina è l’ennesimo tentativo di trasformare una discussione locale in una sceneggiata ideologica.
Per commentare un semplice rilievo politico, tirano fuori Pavolini, olio di ricino, Piazzale Loreto e tutto il repertorio da teatrino militante.
Quando mancano gli argomenti, si ricorre alla storia come arma impropria: un classico.
1. Fascismo come tappabuchi retorico. Accusare di “fascismo” chi chiede rispetto istituzionale è la scorciatoia di chi non sa rispondere nel merito.
È curioso: basta ricordare che un palco pubblico non è un comizio, e subito partono le evocazioni del Ventennio.
Una retorica stanca, buona solo per chi vive di slogan.
2. Nessuno ha chiesto censura. È stato chiesto decoro. Gli artisti sono liberi, certo. Ma non sono liberi di trasformare un evento finanziato con fondi pubblici in un comizio internazionale.
Questo non è “ricatto economico”: è semplice rispetto per il pubblico e per chi organizza. Chi parla di “censura” dovrebbe spiegare chi sarebbe stato censurato, quando e da chi.
Per ora siamo nel campo delle accuse a vuoto.
3. Moralismo selettivo: prediche a senso unico. Il comunicato elenca vicende nazionali per attaccare un amministratore locale.
Un trucco vecchio: quando non si riesce a rispondere ai fatti, si cambia argomento.
La questione è semplice: un artista ha fatto propaganda politica dal palco.
Un amministratore ha espresso dissenso. FINE. Il resto è fumo per distrarre.
4. Solidarietà agli artisti? Bene. Ma la dignità non è un lasciapassare. La dignità artistica non autorizza nessuno a usare un palco pubblico come tribuna geopolitica. Chi vuole fare attivismo ha mille spazi per farlo.
Ma quando si viene pagati per uno spettacolo, lo spettacolo deve essere al centro.
5. Le lancette della storia non tornano indietro. Ma nemmeno si usano come clava. Chi parla di “intimidazioni politiche” dovrebbe evitare di intimidire chi dissente con accuse di fascismo. La libertà di espressione è un diritto.
Lo è anche la libertà di critica.
E lo è anche la libertà di dire che un palco culturale non è un comizio politico. Se qualcuno vuole trasformare ogni evento culturale in un comizio, lo dica apertamente.
Se qualcuno vuole che gli artisti facciano propaganda invece di spettacolo, lo dica apertamente.
Ma smetta di nascondersi dietro la Costituzione, la Resistenza e la storia d’Italia per coprire un semplice dato di fatto: A Zollino è stato contestato un abuso di palco, non la libertà di parola.
P.S. Avete ironizzato sulla presenza del Circolo Fratelli d’Italia a Zollino, poi avete cancellato, cos’è vi siete accorti che gli insulti erano troppi?
IL CORDINATORE PAOLO PELLEGRINO